End of nightmare Wes…


Addio a Wes Craven, inventore degli incubi horror più neri, papà di Freddy Krueger

Il suo incubo più terribile è finito. Da tempo si era trovato di fronte un mostro troppo difficile da combattere, più ostico di quelli che avevano popolato i suoi film: un tumore al cervello. Wes Craven, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense è morto ieri, 30 agosto, nella sua casa di Los Angeles. Aveva 76 anni.

La canzone maledetta che uccide.


Gloomy Sunday, la canzone ungherese del suicidio

Nel mondo della musica girano tutta una seria di aneddoti e curiosità che ne fanno indubbiamente un universo affascinante. Molti di questi parlano di tracce misteriose, nascoste, nelle quali poter individuare questa o quell’altra voce, rumori o strani lamenti.

Per lo più sono trovate pubblicitarie ben architettate per consegnare alla storia i brani in questione e, in effetti, per decenni, migliaia di persone sono state lì, di fronte al loro giradischi ad armeggiare con puntine, levette e bottoni per variare la direzione o la velocità dei loro vinili, nella speranza di riuscire a scovare queste mitiche ghost tracks.

E c’è chi giura di aver sentito venir fuori da quei dischi voci di dannati, pianti di bambini, istruzioni per conquistare il mondo o il canto del diavolo.

Quella di Gloomy Sunday, è tutta un’altra storia.

Gloomy Sunday è il titolo inglese della canzone ungherese Szomorú vasárnap composta nel 1933 dal musicista Rezsö Seress.

Il testo della canzone, in due strofe, fu scritto da Seress a Parigi, dopo che la fidanzata l’ebbe lasciato a causa del suo scarso successo professionale e della sua ostinazione nel voler perseverare nella carriera musicale nonostante i fallimenti. Fu composto di getto, ispirato dal dolore di quel momento e parla di un amore profondo e del suicidio come unico modo di dimostrare il proprio amore a chi non crede nella sua sincerità.

Ma non è questo il motivo che ne fa una canzone maledetta quanto la “strana coincidenza” che, in effetti, il suo nome iniziò presto a essere legato a una serie di morti misteriose.

Il primo caso documentato si verificò proprio a Budapest nei primissimi mesi del 1936. Il calzolaio Joseph Keller fu trovato morto nella sua casa. Si intuì subito che si trattava di suicidio e la polizia scoprì, vicino al corpo, una lettera di addio in cui citava le parole di una canzone uscita qualche tempo prima. Gloomy Sunday aveva mietuto la sua prima vittima.

Ma ne arrivarono tante altre e, il fatto che l’Ungheria presenti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il più alto tasso di suicidi in Europa, sembra non bastare a spiegare questo dilagare di morti e soprattutto il nesso con la canzone che veniva spesse volte riportata nelle lettere che accompagnavano i gesti estremi.

Si contarono almeno 17 di queste oscure coincidenze tra suicidi e Gloomy Sunday. Nella maggior parte dei casi le vittime si erano tolte la vita gettandosi nel Danubio e portando con sé copia della canzone. Per questo motivo, in tutta l’Ungheria, la canzone fu vietata nelle trasmissioni radiofoniche e nelle esibizioni pubbliche.

Nonostante questi eventi il successo era ormai un dato di fatto tanto che Saress spinto dalla fama raggiunta decise di rincontattare l’ex fidanzata, sua musa, per dimostrarle che la sua perseveranza era stata premiata e tentare una riconciliazione.

Pochi giorni dopo la ragazza fu trovata morta, si era avvelenata e nel biglietto ritrovato accanto al suo corpo erano scritte le parole “Gloomy Sunday”.

Presto la canzone, trainata anche dalla curiosità che si era creata intorno alla “maledizione”, si diffuse nel resto d’Europa. Anche qui si ha notizia di strani eventi legati al suo ascolto.

A Berlino durante un concerto dal vivo, un giovane richiese alla band di suonare Gloomy Sunday. Tornato a casa si sparò lasciando scritto che quella canzone gli era entrata in testa e lui doveva “spegnerla”.

Sempre a Berlino, una settimana dopo, una giovane commessa si impiccò nel suo appartamento, nella stanza fu ritrovata una copia del testo di Gloomy Sunday.

A Roma, un ragazzo che passava in bicicletta sul lungotevere, sentì un vagabondo che la suonava alla chitarra, scese dalla bicicletta e dopo aver dato all’uomo tutti i soldi che aveva si gettò nel fiume.

A Londra una donna fu rinvenuta morta nel suo appartamento. Si era suicidata ingerendo una dose massiccia di barbiturici. I vicini chiamarono la polizia allarmati dal volume spropositato dello stereo nell’appartamento adiacente, che trasmetteva in ripetizione sempre la stessa canzone: Gloomy Sunday.

La cattiva fama del pezzo in tutta Europa, e l’incremento dei suicidi in Inghilterra, portò la BBC a vietarne la trasmissione all’interno dei suoi palinsesti e anche nightclub, pub e altri locali seguirono l’esempio. Questo divieto rimase in vigore addirittura fino al 2002. Stessa cosa avvenne in Francia e in altri paesi.

La reputazione della canzone maledetta già ribattezzata “La canzone ungherese del suicidio” si diffuse ancora di più tanto che la Chappel & Company, decisa a cavalcare l’onda, si occupò della sua diffusione in America.
La versione originale venne tradotta in inglese da Sam M. Lewis e cantata da Paul Robertson. Il Musicologo Sigmund Spaeth accolse l’esordio americano della canzone scrivendo: «In europa la gente ha iniziato a commettere suicidi come risultato dell’ascolto di una canzone chiamata Gloomy Sunday . Essa ha raggiunto questo con le parole inglesi di Sam M. Lewis ma nessun suicidio».

Spaeth però si sbagliava.

Nel maggio del 1936, Philip Tangier Smith Cooke, studente del Horbart College di Geneva nello stato di New York, fu trovato senza vita, la sera del ballo di fine anno. Un amico interrogato poco dopo il fatto disse che poco prima il giovane gli aveva detto “è una domenica tetra (gloomy sunday), lo farò stanotte”.

In ogni caso, l’infausta nomea, i divieti di trasmissione, i boicottaggi alla radio e nelle esecuzioni, non scoraggiarono il successo della canzone e un numero sempre maggiore di artisti si interessò al caso, tanto che dal 1940 in poi la troviamo inserita nel repertorio di grandi nomi della musica: Billie Holiday, Ray Charles, fino alle più recenti di Bjork,Diamanda Galas,Portishead,Sinead  O’Connor e molti atri.

E i suicidi?

Beh si è smesso di chiedersi se siano state le note di Gloomy sunday a esserne causa o se tutta questa storia più che una maledizione sia il frutto di una serie di coincidenze decisamente strane. Certo è che da Billie Holiday in poi, la versione diffusa non è più quella “maledetta” composta da Seress ma presenta un testo “edulcorato” ampliato di una strofa nella quale la chiusura della canzone non fa più riferimento al suicidio ma è stata resa meno cupa e più speranzosa sottolineando come il gesto estremo non sia una soluzione reale ma sia stato solo immaginato.

Con la diffusione su larga scala della nuova variante la canzone perse molta della sua aura funesta diventando un successo replicato e diffusissimo. I nuovi interpreti e le nuove versioni, fecero perdere il ricordo del vero autore della canzone e Seress fu dimenticato da tutti.

Nel 1968 arriva la notizia del suo suicidio. In un cupo lunedì di Gennaio, l’autore di Gloomy Sunday si toglie la vita gettandosi dal balcone del suo piccolo appartamento all’ottavo piano di un palazzo di Budapest. Negli ultimi tempi il suo umore era peggiorato e lui aveva parecchie volte dichiarato un grande rammarico per non essere riuscito a continuare la sua carriera con altri successi del calibro di Gloomy Sunday.
E per fotuna direi.

 ATTENZIONE!!! Il link che segue è una delle tante versioni della famigerata canzone
se lo visionate è a vostro rischio e pericolo.
(n.d.A)
MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH