17 commenti su “The Strain.

  1. Benvenuta nel club, Chezliza!
    Non hai davvero idea di quanto mi faccia piacere aver letto questa mattina il tuo post e per due motivi fortissimi.

    Il primo, perché è comunque un tuo ritorno alle recensioni che tanto apprezzo: adoro il tuo stile, quel tuo modo con cui di colpo passi dall’ironico al serioso, dallo svagato al riflessivo, come quando dici “[…] In The Strain ritroviamo tutte le passioni del genere fantastico, quindi atmosfere dark, un senso di orrore e repulsione più fisico che psicologico, ambienti dai colori saturi, spesso ambrati, una mitologia e un misticismo che assumono i contorni del reale e dell’ignoto più che del sovrannaturale […]”, meraviglioso; oppure quando chiosi con una sola parola tutta la serie con una sola chiarissima frase “[…] Il vampirismo è il punto di partenza, ma non è la destinazione […]”.
    Aveva davvero ragione Gianni quando mi continuava a ripetere che in te c’è molto di più di quello che non si vedesse a prima vista… Ti adoro!

    Il secondo motivo è perché “The Strain” è una serie per coraggiosi, che abbiano la forza di superare le paludi di stanchezza che la totale assenza di approfondimento psicologico dei personaggi apparentemente positivi (di quelli che solo per esigenze televisive appaiono come “eroi”) inevitabilmente genera e tu fai parte ora di quei coraggiosi, insieme a me ed altri letti, che arrivati in fondo alla prima stagione riceveranno in premio la seconda e la terza!

    The Strain”, infatti, ha l’enorme vantaggio di essere stata studiata e scritta prima su tre romanzi ed ogni sviluppo della trama avviene con la coerenza del testo scritto e non con l’avventatezza telefonata di chi nella seconda deve rimediare ai disagi del pubblico avuti con la prima e così via.
    Del Torio ha concepito una storia potente, in cui il vero protagonista (ma questa non può essere una novità per chi come te lo conosce bene) è il mostro e non l’uomo: gli “eroi” umani sono marionette mosse da istinti e sentimenti banali e prevedibili (pensa solo alla terribile configurazione dell’orrore concettuale che in questa fiction fa sì, come si spiega già nella prima stagione, che l’infettato come primo istinto possegga quello di eleminare le persone che ha amato nel suo passato umano…), mentre i Vampiri, gli Antichi (quando li vedrai nella seconda, sbaverai!), il Nato (awesome villain ever!) sono profondi e complessi e tratteggiati con una cura maniacale che solo chi ha visto oltre lo specchio oscuro (e Del Toro lo ha fatto, evidentemente) può mettere in campo.
    Prendi questa clip da un pezzo della prima stagione che tu già conosci e rifletti sulla potenza narrativa di quello che viene mostrato, dei characters e di come si pongano di fronte alla scena ed al narratore:

    Prendi questo frammento narrativo, dicevo ed elevalo al cubo ed avrai la seconda e la terza stagione, impossibili da raccontare senza la prima e la sua mediocrità, dove gli umani saranno tratteggiati in maniera ancora più banale e macchiettistica (con quella caratteristica seminale del “sei vivo, ricarica, spara” che apparteneva al Carpenter di “Fantasmi da Marte”), ma i miti e le leggende saranno come mai li hai visti!
    Buona giornata, sorella, che Crom ti assista (lo dico così, ma tanto so che Crom, come è giusto, se ne sbatte ampiamente sia di me che di te…).

  2. Ćhiedo scusa. Amo il genere ma devo confessare che non conosco i film citati. Ma il Dracula di Bram Stoker si naturalmente. Quello dovrebbero metterlo nelle scuole come libro di testo. Sono indecisa tra quello con Klaus Kinsky e quello di Coppola con Gary Oldman. Nel dubbio comprerò due sacchetti in più di patatine al peperoncino … mio marito è già nella fase REM appena seduto sul divano …

  3. Pingback: The Strain: Que viva Mexico! – kasabake

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