The Strain season 2.


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Avevamo lasciato alla minaccia Strigoi, il gruppo di cacciatori composto da Eph Goodweather (Corey Stoll) e suo figlio Zack (Max Charles), la Dr. Nora (Mia Maestro), Abraham Setrakian (David Bradley), Dutch Velders (Ruta Gedmintas) e Vasily Fet (Kevin Durand), che hanno trovato rifugio al di fuori delle mura della città, nel quartiere Red Hook. Il Maestro, ustionato dallo scontro, rinasce nel corpo di Bolivar (Jack Kesy) e si affida nuovamente al suo braccio destro di sempre: Thomas Eichorst (Richard Sammell). Quest’ultimo è ancora una volta il referente del magnate Eldritch Palmer (Jonathan Hyde) il quale pur di ottenere l’immortalità, ha stretto un patto imprescindibile con il vampiro. Il giovane Gus (Miguel Gomez), dall’altra parte della città, ha stretto alleanza con gli Antichi capeggiati da una nuova figura: il vampiro Quinlan (Rupert Penry-Jones). La loro missione (apparente) è distruggere il Maestro. Date queste premesse, la stagione si è diramata lungo varie strade: grazie ad alcuni flashback ci sono state presentate e/o approfondite le origini e le relazioni di alcuni personaggi. La prima serie ci mostrava la nascita dello Strigoi originale. Successivamente la storia del giovane Abraham Setrakian che, scottato dalla perdita della sua famiglia, ha pian piano scoperto il modo per uccidere l’oscura creatura: scovare e decifrare un manufatto antichissimo che contiene le istruzioni per distruggere un tale abominio, l’Occido Lumen. È proprio questo libro, uno dei punti cardine di questa stagione: l’ormai anziano Setrakian è alla ricerca forsennata dell’unica arma che potrebbe mettere fine a questa piaga. Nel frattempo le pedine si muovono sulla scacchiera: Eph Goodweather e Nora Martinez sono impegnati nella ricerca di un vaccino e nella creazione di un virus che combatta l’epidemia. Kelly (Natalie Brown), ex moglie di Eph ormai vampira, riceve dal Maestro il dono della coscienza (e di un esercito di bambini-vampiro), affinchè riesca a recuperare suo figlio Zack. In città, una nuova forza politica, capeggiata dall’intraprendente Justine Feraldo, cerca in tutti i modi – anche con l’aiuto della forza civile – di fermare la minaccia inumana. Gus e Quinlan combattono nell’ombra. Palmer ed Eichorst, sempre più spesso in combutta fra loro, ostacolano in tutti i modi Setrakian. In questa seconda stagione c’è molta carne al fuoco, eppure se da una parte tutto questo può sembrare un punto a sfavore della serie , dall’altra i flashback ci hanno aiutato a completare un quadro lasciato in sospeso, o quanto meno, a capire certi meccanismi e reazioni inizialmente sconosciute. Molti rapporti sono cambiati, alcuni personaggi ci hanno lasciato, altri non hanno ancora buttato giù la maschera. Non mancano però, quegli elementi che ci hanno fatto amare The Strain fin dalla sua prima puntata: il mistero, quel senso di angoscia e paura accompagnata da una regia precisa , l’adrenalina e quel pizzico di humour che non guasta mai. Tante, infine, le domande dopo questo finale. Qual è il fine ultimo del Maestro? Cosa nasconde Quinlan? È davvero dalla parte degli uomini? Riuscirà Abraham Setrakian a combattere l’Oscurità, ora che ha in mano ciò che ha sempre desiderato trovare? E quali saranno le sorti di Ephraim Goodweather in questo momento di estrema crisi?
Ok devo per forza vedere la terza…
quindi alla prossima…
(e si’ Kasabake..questa mi e’ piaciuta piu’ della prima :))

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12 pensieri su “The Strain season 2.

  1. Questa volta non farò il saccente, non farò il saputello che deve nei commenti aggiungere qualcosa che il redattore per scelta ha omesso di dire (perché per quanto si dica, si troverà sempre il pignolone che ti segnala che hai perso qualcosa per strada…), non sarò nemmeno logorroico, ma cercherò di essere breve, come certe volte si ha bisogno che siano gli amici, perché oggi sono un uomo soddisfatto: la mia carissima Chezliza mi ha citato così, direttamente nel testo del suo post, come si fa come le persone care, come fa Stephen King nei suoi romanzi quando dice “Questo è per tizio o per caio” e noi giù a chiederci chi sia quel tizio o quel caio.
    Oggi quel tizio sono io e sono fiero della dedica.
    Un abbraccio.

    P.S. Boia ladra… sono stato logorroico lo stesso.. sob!

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  2. Pingback: The Strain: Que viva Mexico! – kasabake

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