13 commenti su “Jessica Jones.

      • Immagino… sai che ci sono dei ragazzi che fannno letteratiura self published che stanno tirando fuori grandi cose in un universo supereroistico di loro creazione? Cerca se interessa 2 minuti a mezzanotte e 2 minuti a mezzanotte darkest! Bella roba!

  1. …azzo me la sono persa, colpa del mio lavoro e dei miei orari fottuti che mi tengono sempre lontano dalla televisione, anche se da un certo punto di vista non è poi così grave, ma il problema è proprio non riuscire a vedere, se non con il contagocce le cose che a me piacciono, come questa serie che hai appena descritto. Dalla tua bellissima recensione dev’essere veramente intrigante: uno sconvolgente delirio dove si viene attirati senza fiato (straordinari i disegni di David Mack); straordinario tutto! Corro subito a ricercarla e poi ti dirò perché sono proprio le “cose” che preferisco: queste ambientazioni oscure sempre al limite fra realtà e immaginazione, fra ragione e pazzia, anche se spesso è proprio la pazzia ad affascinare……..
    Grazie infinite mia cara !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Sono rimasto alla finestra.
    Invece di scendere in strada e discutere con le altre persone che piano piano stavano affollando la via, questa volta avevo scelto di restare alla finestra.
    In tanti parlavano della stessa cosa e molti con anche parecchia cognizione di causa, ma era come se qualcosa sfuggisse a tutti, un sentimento nascosto, una piega dell’animo che restava come sepolta in mezzo alle tante bellissime parole: il nome di Jessica Jones girava di bocca in bocca, di sorriso in grugnito, da quelli dei critici blasonati, a quelli dei lettori e spettatori appassionati; alcuni di costoro erano anche tra i miei recensori preferiti, due blogger, in particolare, tra i più acuti e simpatici, avevano detto cose splendide, ma qualcosa continuava a restare come occultato.
    Da lontano, sbucando inosservata da una dalle vie laterali, ho visto arrivare infine la mia amica Liza, con ancora in testa il cerchietto con le cornina da diavolo: si stava dirigendo con passo calmo verso il mucchio di persone che discuteva, quindi, invece di immergersi nella folla, l’ha dribblata e con passo felino si è allontanata, ma non prima di aver alzato gli occhi ed avermi sorriso.
    Per altro, Liza sapeva benissimo che io ero là, alla finestra, giacché pochi minuti prima aveva guardato attraverso i miei occhi giù in basso, grazie alla complice alleanza del destino che ci faceva intersecare le anime.
    Quando mi aveva infine guardato da giù in strada, lo aveva fatto con uno di quei sorrisi sardonici che sembrano dirti “cos’è che fai lassù, pensi di essere più figo solo perché guardi invece di parlare? Io vado al bistrot a farmi un bicchierino di assenzio, tu fai quello che ti pare… ci si vede in giro!”

    Perché questa premessa?
    Perché quella di Jessica Jones è per me una storia lunga, fatta di passione, amore e scoperta.

    Stavo vivendo anni fa quel periodo di transizione, tra l’ubriacatura ormonale da tardo adolescente che mi aveva fatto amare (fino a quel momento) i supereroi a fumetti e la nascente passione per i fumetti più belli, quelli adulti, più complessi e maturi (sia statunitensi, che francesi, che giapponesi, che argentini, etc.etc.); la DC e la Marvel si erano, fino a quel momento, sfidate a colpi di superuomini (che tiravano mazzate furiose, con muscolature da culturista, occhi di ghiaccio e mantelli svolazzanti) e superdonne con pettorali da modelle di Playboy e stacchi di coscia vertiginosi, ma tutto, sempre, rigorosamente senza una parolaccia o un fiotto di sangue vero (che se ti scaraventano contro un muro di mattoni, se non sei un dio, un fiotto di sangue ti esce, eh!); tutto scorreva indenne dalle ire di mamme americane anti-evoluzioniste, che facevano torte di mele, chiudevano gli occhi sulle corna che le mettevano i mariti, pregavano in chiese improbabili (in cui i pastori sembravano dei cantanti blues ma dalla pelle bianca) e pensavano che il figlio non si facesse le pippe (visto che ci vedeva ancora bene); poi arrivò la Marvel MAX, la Marvel per adulti e l’editor-in-chief chiamò tutti gli sceneggiatori a raccolta e disse loro “da domani, chi scrive sulle testate della linea Max può far dire ai suoi personaggi CAZZO” e mentre tutti si guardavo in faccia un po’ stupiti, Brian Michael Bendis, uno dei migliori dialoghisti del comicdom statunitense, chiese di nuovo “Quante volte?” e il capo rispose “Tutto le volte che riterrai opportuno, ragazzo”; quel giorno era nata Jessica Jones.

    Bendis si mise all’opera ed immaginò una supereorina che aveva smesso di fare la supereoina con la calzamaglia scosciata ed i capelli rosa, perché delusa da una terribile storia d’amore ed aveva iniziato a guadagnarsi da vivere facendo la detective, ma non aveva clienti, per un bel po’, finché non aveva deciso di assistere i suoi ex-colleghi supereroi, aiutando non loro come maschere ma loro come identità segrete (qual è la maschera, poi? C’è chi se lo è chiesto e c’è anche chi ha risposto e bene anche!): nasce una miniserie a fumetti stellare, dal nome di “Alias” (non c’entra nulla con la fiction della Garner e della CIA che non è la CIA), breve ma intensa che conquista tutti, me compreso (la protagonista beve, s’incazza, viene regolarmente delusa dall’umanità, dice “CAZZO!” ogni due o tre vignette e alla fine risolve i casi, ma questo non l’allieta)

    Adorai il fumetto e sapevo che non poteva essere tradotto in film (troppo intelligente, troppo adulto), questo almeno finché non arrivò Netflix, che ha sconvolto tutti con il suo “Daredevil” (meraviglioso!) me compreso ed allora ho atteso ed infine il miracolo si è avverato: hanno fatto la fiction del fumetto di Bendis ed è stato subito amore.

    Da qui in poi c’è la recensione di Chezliza, sublime opera di sintesi sinestetica, parabola di sentimento senza sbrodolamenti inutili, non fugace ma attenta, anzi attentissima e terribilmente così alla Jessica Jones anche per come è scritta: ti innamori di Jessica come di Liza e del suo modo di scrivere, perché entrambe sono quello che dicono, mica poco!

    Voglio continuare: nella recensione di Liza c’è esattamente quello che non avevo visto in nessun altro articolo scritto su questa fiction ed ossia la comprensione di ciò che ha davvero fatto la sceneggiatrice (un’altra donna forte), un percorso ermeneutico di scoperta della bontà di questo angelo (non vendicativo) riparatore: “Pian piano capiremo che Jessica è una dei Buoni con la B maiuscola. Non vuole vendicarsi, non vuole riscattarsi, non vuole assicurare il suo “nemico” alla giustizia per liberarsi la coscienza. Non è un antieroe. È una vera e propria eroina, solo segnata così profondamente dalle esperienze che il suo carattere è stato costretto ad adattarsi agli eventi. E se all’inizio ci stava anche un po’ antipatica (ma solo un pochino eh?), alla fine la ameremo incondizionatamente”.
    Ma come scrive questa donna?

    • Oh cazzo… pensavo nn mi avessi vista …ti aspettavo giu’ al solito posto amico mio, il mio Barman mi riserva il solito tavolo in fondo da dove posso vedere chi entra e chi esce
      ma sa’che non rinuncio ad un Old Fashioned…ma se fossi arrivato avresti trovato due short blu cn zolletta di zucchero x il nostro conciliabolo e due sigari alla liquirizia…
      ho aspettato cercando di non odiare l’umanita’…
      sara’ per la prossima volta
      my friend e se nn scendi saliro’ a tirarti fuori cn le mie mani!

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