World War Z un film da MACheCAZZ’E’!? CON LODE


 

Azione?/Triller?/Bho? – DURATA 115′ – USA, MALTA 2013.

Trama

Gerry Lane, impiegato delle Nazioni Unite, è in macchina con la moglie e le due bambine quando si ritrova di fronte un’orda di creature affamate di carne viva. L’invasione di zombie, generati dopo la diffusione di un virus in Cina, ha letteralmente invaso ogni angolo del mondo e occorre trovare quanto prima una soluzione prima che l’umanità rischi di estinguersi per sempre…

 

Si vabbè,potrei cominciare così :

” E’ un ammirevole tentativo di riscrivere la storia del genere che si  allontana  un pò dalla tradizione; strutturato come un diario di guerra, raccoglie aneddoti, eventi, cronistorie, bugie da tutto il mondo relative alla Guerra mondiale degli zombie, cominciata in Cina e finita male per tutti. A volte divertente, a volte angosciante, a volte deprimente, World War Z è uno dei piccoli capolavori a base di morti viventi di questi ultimi  anni.”

Ma continuerò così..

.. il romanzo che ha ispirato l’omonimo film, non c’entra quasi un cazzo…o è viceversa?

Per quanto tratti di cadaveri ambulanti che mordono la gente per infettarla, infatti, World War Z è quanto di più innocuo si sia mai visto nella storia del genere, al punto che sarebbe stato più furbo mollare subito la parola “zombie” (nel titolo e nei dialoghi) e optare per un più generico, chessò, Infezione totale. In quasi due ore di film questi pseudo zombies corrono(ERESIA!MA QUANDO MAI!!!), non gocciola a terra manco un microgrammo di sangue, il che è accettabile quando Forster punta su scene delicatissime come quella  che ritrae cataste di cadaveri ammassate di fronte al muro del pianto o qualche altra struttura analoga situata nei pressi di Gerusalemme, funziona molto meno quando il poveraccio che ha girato l’unico Bond di quelli con Craig odiato da tutti è costretto a evoluzioni e contorsioni pur di evitare di riprendere un cranio spappolato o un braccio mozzicato. Arriva un momento in cui ci si annoia dello spettacolo in computer grafica e non si può far altro che ridere dell’educazione con cui viene affrontata l’emergenza…ma ridere da mal di pancia eh?

Poi, quando ci si sta abituando a considerare WWZ nient’altro che uno spot   con qualche simpatica botta qui e là e un paio di corsette rinfrescanti dei protagonisti, quando è ormai chiaro che questo -Z-movie da 200 milioni di dollari è un film relativamente gradevole a piccole dosi per quanto presto dimenticabile, quando neanche l’assenza di violenza riesce più a minare la convinzione che un confortevole anonimato sia un trionfo a fronte del rischio di disastro che il film poteva sulla carta rappresentare, succede una cosa.

 

Fanno un finale a cazzo tipo:: indizio dopo indizio, monotonia dopo monotonia, Brad Pitt sembra essere arrivato all’ultimo viaggio, quello che gli darà risposte a domande come «qual è il vaccino? » succede qualcosa che potrebbe coinvolgere un aereo, Brad Pitt inciampa casualmente nella soluzione,E IL FILM INTERO PERDE DI SENSO.

Da quando Lindelof prende in mano il timone della sceneggiatura, riscrivendo di fatto un finale completamente diverso e persino già girato, succedono le seguenti cose:

• Brad Pitt sale su un aereo diretto in Galles, dove stanno i laboratori dell’OMS. Nel cesso di questo aereo è nascosto uno zombie(ovvio no?), che salta fuori quando meno te lo aspetti!

• per sconfiggere lo zombie, Brad Pitt gli lancia una granata. L’aereo precipita e Brad Pitt ammazza l’intero equipaggio a parte sé e Amica moncherina israeliana.

• il laboratorio dell’OMS è invaso dagli zombie! Oh no! Pensa che sfortuna recarsi in un luogo pieno di… ehi, ma come mai tu, Dottore, non sei infetto?

• Brad Pitt lo guarda, capisce, hauna sorta di flash: gli zombie non mordono i feriti e/o quelli malati terminali poiché non sono veicolo valido per l’infezione! Genio! Artista! Incredibile come in un mondo in cui già miliardi di persone sono state infettate il primo ad accorgersene sia un tizio in Galles! Pazzesco pensare a tutti quei malati di cancro con sei mesi di vita che vengono ignorati dagli zombie e io me li immagino che li inseguono urlando «no signor zombie, mi morda, ho ancora sei mesi per spargere l’infezione, non mi faccia sentire escluso!».

• e c’è di più! Quello che scopriamo è che gli zombie possono annusare la tua malattia gravissima e debilitante anche attraverso i vetri! Ma dai cazzo..hanno la TAC integrata negli occhi?!?Ma catturiamone un po’ e usiamoli come macchina per le diagnosi di malattie orribili!

Dopodiché Brad dà le dritte per  il vaccino magico e tutti vissero felici e contenti fino al sequel annunciato dallo stesso con le parole «This is not the end. Not even close» proprio in chiusura di film…che gli Dei ci aiutino!

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21 pensieri su “World War Z un film da MACheCAZZ’E’!? CON LODE

      1. E infatti Romero è stato un genio indiscusso, il problema sono stati quelli dopo che non hanno mai saputo discostarsi da quello che lui ha fatto. Questo è forse l’unico che ricordi negli ultimi tempi che un po’ ci ha provato.Ammetto che quando lo vidi, la prima scena in cui si vedono sti zombi correre come bestie affamate e feroci mi aveva colpito!

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  1. Ciao amica!
    Io a suo tempo non fui così severo con questo film, perché tutti i difetti che rilevavo nella visione (tanti!) venivano in qualche modo purificati dal grande miracolo operato dal regista, ossia quello di essere riuscito a fare un film di zombie PG-13 ossia una pellicola per famiglie.
    Non è questo certamente un merito artistico, ma senza dubbio è qualcosa che non può passare inosservata: quello che è riuscito a fare il regista, tenendo a bada un divo come Pitt (onnipresente e buonista come una sorta di Robert Redford votato alla risoluzione del contagio di massa) e divincolandosi tra una gestione delle sceneggiature da delirio (ad Hollywood lo hanno scritto praticamente tutti questo film!) è simile a quello che potrebbe fare un cuoco che ha la dispensa vuota e deve preparare un pranzo di nozze, disegnando il profilo di una apocalisse zombie senza mai perdere il rating di film per tutti!

    Quello che ho descritto sopra assomiglia più ad un esercizio di stile, ma stiamo attenti, perché certe capacità nel cinema americano (sempre in bilico tra arte e d industria) valgono molto: dimentichiamoci per un attimo la storia (con tutti i buchi rilevati da te, Liza, in modo impeccabile ed indiscutibile) e guardiamo soltanto la sintassi filmica, con la scelta fatta dal direttore di scena, l’unica possibile per fare le nozze con i fichi secchi, per mantenere il target dei bambini accompagnati dai genitori in sala ed assieme per dare l’idea della devastazione e del caos… lo sguardo dello spettatore si allontana ed il computer crea la marea umana degli zombie, che come uno sciame di formiche si muove accelerato per ricoprire i corpi che cadono (case, palazzi, muri, auto) e spolpare le carogne; lo splatter della carne morsicata in primissimo piano, il gore del dettaglio in macro del sangue che esce dalle arterie recise, il cervello che si spappola sotto i colpi dei coltelli, le budella che fuoriescono come salsicce addentate da voraci villeggianti ad una fiera di paese, tutto questo semplicemente in questo film non esiste e quando diciamo “tutto questo” diciamo tutto quello che caratterizza (in modo anche ripetitivo) qualsiasi film zombie.

    Qui, nel film di Pitt (è lui che paga, produce, interpreta, comanda), c’è solo la marea, veloce, infermabile (unstoppable) e ricorda (siamo al limite della suggestione di un regista che è praticamente un succube servitore del suo padrone) le visioni di Saul Bass e dei suoi scienziati inermi di fronte alla distruzione del mondo di fronte in “Phase IV – Distruzione della Terra”, così come i laboratori ed i suoi corridoi oscillano tra quelli di “The Andromeda strain” ed il primo “Resident Evil” cinematografico: queste fascinazioni non aumentano per nulla il valore del nostro film (che rimane basso), ma sono solo dei piccoli segnali di qualcosa che sotto la polvere (o la merda) si agita e che potrebbe in futuro regalare molto di più.
    Infine c’è Israele, con tutta l’ambiguità portata dall’essere l’alleato più fedele e scomodo degli States, con il suo isolazionismo ed il suo ergersi a popolo eletto, il suo martirio indiscutibile e le sue mura che vengono scavalcate dall’orda (che rappresenta cosa, in questa metafora ovviamente voluta? I popoli musulmani vicini? Gli arabi che vogliono uccidere i figli di Isacco?), perché in questa Apocalisse targata Brad Pitt manca la Cina (che invece c’è in tutte le visioni catastrofiste) e manca la credibilità della consecutio degli avvenimenti.

    Quindi?
    Quindi pollice in giù, senza dubbio, ama con lo sguardo pensieroso e dubbioso che aveva Shifu in “Kung Fu Panda” quando guardava un impreparato e molliccio Po rialzarsi e riprovare dopo essere stato violentemente sconfitto dagli altri allievi della scuola dio arti marziali.
    Buon week-end, ma chère amie

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    1. Mio carissimo Kasa aspettavo la tua analisi e lo sai bene no?
      E mi trovi daccordo..
      infatti credo di averlo scritto eliminando il discorso e il termine zombie
      ci si ritrova davanti ad un prodotto ben confenzionato di stampo action fantapolitico
      ma io sn una cialtrona
      leggo “zombie” e parto x la tangente splatterosa e sanguinolenta facendo andare la lingua poi senza badare a cio’ che e’ il film in realta’.
      Come sempre un enorme grazie e buon week anche a te!
      L. 😊

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    2. Me lo son quasi guardato ieri, ramingamente, mentre cercavo l’altro di guerra più contemporanea e norvegese. Questi film si vedono e si gustano con la pizza gli amici e le birre e nulla toglie al loro livello da z-movie (non per nulla gli zombie…) ma due risate e tanto sano quasi-gore, lo sanno ancora fare.
      Quindi? Beh, c’è da capire cosa voleva rappresentare Braddino nostro, cosa voleva inserire nella parte metaforica, ma chi se ne frega, dopo 3 birre (vere) siamo già tra gli zombi a combattere per l’umanità.

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  2. Siamo in sintonia, Liza e questo solo un piacere aggiunto, perché in amicizia avremmo potuto essere anche in disaccordo e non avrebbe mutato lo spessore della stima reciproca.

    Sei una vera signora e quando uso questo termine lo faccio sempre e solo nell’accezione più antica e gradevole possibile, con un pizzico di razzismo nei confronti dei comuni mortali, degli uomini e delle donne che si limitano ad essere dei tubi digerenti ambulanti (la cui unica ragione di esistere è introdurre cibo da un buco e farlo uscire dall’altro, girovagando in mezzo a noi) ossia i veri zombie (quelli di Romero nel supermarket), che non hanno età e sono tali nei forum nei blog, nelle chat per strada, in fila alle poste, negli autobus, dietro un il banco di un ufficio prestiti, con un bicchiere di aperitivo in mano, con il parrucchino, i denti finti, la cabrio, la bici tecnologica che costa più di un’ernia, gli occhiali da sole di Lapo Elkann (meglio uno zombie, almeno con un colpo di coltello assestato alla base del cranio o sulla tempia lo uccidi), nientisti pronti a sparare su qualsiasi cosa leggano nel web che non superi le 2 righe (altrimenti il virus inoculato loro dalla Umbrella Corportaion gli farebbe fondere il cranio) ed assieme pronti a cambiare il loro fottuto avatar con la prima minchiata del primo minchione famoso che muore spappolato mentre faceva uno sport estremo che nessuno lo obbligava a fare (vuoi buttarti giù per un dirupo con una Go Pro in testa? Tranquillo, ho giù messo lo zerbino con scritto Welcome sulla tua tomba di famiglia…), che non conoscono la poesia o che pensano che sia fatta solo dalle frasi dei baci Perugina scritti senza rima o che sono convinti che quando Shakespeare diceva “ We are such stuff As dreams are made on” volesse indicare la bellezza come la vedono le bimbeminkia, che pensano che i giapponesi mangino solo sushi e che siano pedofili e servili, che non conoscono il vero amore e la vera passione se non è immortalata da un selfie.
    Tu sei una vera signora e sei più signorile tu con le mani sporche di sugo o di olio motore o le nocche spellate per aver picchiato contro il muro dell’ostinatezza, di quanto non lo sia una cretina che indossa un vestito di veli.
    Batto il mio pugno contro il petto, all’altezza del mio cuore e lo riapro verso di te, in segno di saluto.

    P.S. Scusa il monologo incazzato

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    1. Intanto ma che ti scusi??
      I tuoi monologhi sn per me una grande lezione ogni volta …
      e permettimi di continuare i nostri conciliaboli ,di condividere il Khef affinche’ questo Ka-Tet possa continuare la ricerca e trovare le risposte anche se a volte in disaccordo ma sempre col grande Rispetto che si da’ alla stirpe di Pistoleri quali siamo.E Se uno avesse a cadere , quell’uno nn sara’
      dimenticato ..
      e se il Ka-shume ci coglierá
      la forza del nostro tet sara’ integra e sarà cosa lieta.
      Non e’ ancora tempo di chiamarti Dinh ma succederà
      con una piccola riverenza
      lunghi giorni e piacevoli notti Pistolero.
      L.

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      1. Onorato delle tue parole… che tu sia una signora l’ho già detto, che ti considero un’amica anche, che facciamo parte dello stesso Ka-tet è risaputo anche questo… quindi, che dire… lunghi giorni e piacevoli notti anche a te!
        Kiss!!

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