Marvel’s Daredevil(2)


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Una scarica di cazzotti …improvvisa
brutale anzi ancora più brutale. Ancora più profondo. Ancora più perfetto. Con Wilson Fisk in galera, c’è un vuoto di potere a Hell’s Kitchen. Nuove gang e famiglie criminali si stanno scannando fra loro per il controllo di ogni angolo di strada,  senza esclusione di colpi, senza pietà. Irlandesi, bikers, il Cartello … Tutti vogliono quello che apparteneva a Kingpin. Ma qualcuno sta mettendo loro i bastoni fra le ruote. E quel qualcuno non è Matt Murdock …  C’è un nuovo eroe in città, ed è molto, molto cattivo. Il Punitore di Jon Bernthal è grandioso,  grazie all’interpretazione più che convincente dell’attore americano diventa il simbolo,paradossalmente, del lato oscuro del bene.Punisher ci dimostra che anche le buone azioni hanno un lato oscuro. E’ un uomo nero che si nasconde nei vicoli, un uomo nero armato con un grosso  fucile ad alta precisione(Dio IO AMO I CECCHINI!), e che non dà la caccia a inermi e innocenti ma ai criminali: ogni sua azione inchioda, affascina ma al tempo stesso  spinge a temerlo, e la sua crociata spaccherà in due l’opinione pubblica americana. Non solo. Spaccherà in due anche le convinzioni di Matt, che dopo averlo assicurato alla giustizia come Devil tornerà in campo nei panni di avvocato per cercare di salvarlo dalla pena di morte. Non è sbagliato affermare che il Punitore è stato in grado di rubare la scena  al suo protagonista nonostante il Matt Murdock di Cox sia perfetto: questo dovrebbe darvi un’idea di quanto sia riuscito il Frank Castle di Bernthal. Dove presente, Bernthal domina la scena, infiamma lo schermo, passando da azioni sanguinarie di una violenza estrema (il combattimento in carcere? brividi e adrenalina!) a monologhi di una drammaticità strappalacrime. Il Punitore ci dimostra – e vuole dimostrare a Devil, dichiarando quanto lui lo abbia ispirato – che la linea fra bene e male è sottilissima, e dal suo punto di vista è il Diavolo di Hell’s Kitchen ad essere in errore: che senso ha combattere i criminali e spedirli in galera se un mese dopo sono già a piede libero? E la sua filosofia è appoggiata da moltissimi newyorkesi, pronti a sostenerlo pubblicamente durante il processo.(in effetti anche da me ma nn divaghiamo 😆 )
Certo, durante i 13 episodi di questa seconda stagione, siamo costretti, tirati per i capelli, a entrare nella testa di Frank Castle e guardare le cose dal suo punto di vista, dimenticandoci per un momento il nostro Diavolo Rosso e smettendola di giudicare. Noi, come pubblico, siamo la giuria, e il Punitore è l’imputato, ma sono gli stessi Nelson&Murdock a chiederci di riflettere su una cosa: cosa faremmo noi se avessimo passato ciò che ha passato Frank? Il monologo alla fine dell’episodio 4 di Frank Castle è davvero struggente. E si, ci spinge a tifare per lui Non c’è nulla di male ammettiamolo. Parlando invece del triangolo Matt-Karen-Foggy l’affiatamento fra i tre attori che abbiamo avuto modo di apprezzare nella prima stagione funziona ancora e, se possibile, di più. Certo il rapporto fra Matt e Foggy ora è cambiata, col personaggio interpretato da Elden Henson preoccupato per l’incolumità del suo migliore amico. Ed è cambiato anche il rapporto fra Matt e Karen, che dalla grande amicizia e rispetto dei primi 13 episodi diventerà quel qualcosa in più che i fan stavano aspettando, culminando nella perfetta scena finale che rimanda ad una inevitabile terza stagione. Com’è inevitabile che una terza stagione si farà anche per approfondire il personaggio di Elektra: non che il ruolo di Elodie Young qui sia stato messo da parte, anzi; la sua Elektra è molto convincente – il combattimento sul ring con Matt, nel flashback, fa pensare ai preliminari di un rapporto intimo, sessuale e violento, e che è rimandato ai prossimi episodi.(Cazzo che palle..sempre così!)
Sempre a proposito di Elektra è giusto notare quanto approfondisca il discorso già affrontato da Frank: che cos’è il Bene?Davvero è così efficace come Matt si ostina a credere?

Elektra è combattuta fra Bene e Male tanto quanto Frank Castle è votato alla sua causa: lui sa cosa deve fare e perché, mentre lei oscilla continuamente fra la sua vera natura (viziata, crudele, violenta) alla sua altra natura, quella che Matt vorrebbe che abbracciasse, e quella che lei vorrebbe abbracciare per amore di Matt.

C’è un punto in cui Matt Murdock viene accusato di essere “troppo buono”. Capite? Questo è il mondo di Daredevil: la sua oscurità è talmente ingombrante che l’eroe protagonista è inefficace perché si ostina ad essere buono…paradossale ma incredibilmente potente e affascinante.Sorprendente l’evoluzione del personaggio di Karen Page. Per quanto inizi a diversificarsi dalla sua parte fumettistica per andare a colmare  lo spazio vuoto lasciato dalla scioccante e inaspettata morte di Ben Urich, nella prima stagione, risulta  credibile, grazie al fantastico lavoro di Deborah Ann Woll …

Oh, beh, immagino che dovremmo aspettare la 3a stagione x vederne l’evoluzione n’est pas mes amie??
Nel frattempo do’ un occhiata a Costantine e poi ci ritrova!
See you later Alligator!:):):)

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14 pensieri riguardo “Marvel’s Daredevil(2)”

      1. Come dubitare che il disegno non sia suo! Grande Liz e grande cavalcata quella dentro questo post. Mi hai fatto tornare voglia di roba d’avventure, combattimenti e superpoteri!
        Ma ora c’ho le lasagne nel forno… vado che sennò le brucio!

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      2. Eh ma sono in forma minore
        sugo veloce con olive, pomodoro, cipolla e peperoni, formaggi a caso, besciamella e roba così… Praticamente ho fatto per pulire nel frigo! 😉

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  1. A differenza di tanti altri prodotti di fiction televisiva pieni di compromessi, tra istanze drammaturgiche, commerciali e di marketing, nelle serie targate Netflix che ho fino ad oggi avuto occasione quasi non ho trovato compromessi (da Jessica Jones a Sense8, senza scordare la bellissima Narcos) ed anzi ho trovato in ognuna una fortissima identità, un carattere robusto e potente, che le rendeva sempre dei prodotti a se stanti e non tanti piccoli cloni, frutto di chirurgia estetica produttiva, come la media dei procedural e dei serialized fatti con lo stampo negli States.

    Trovare l’identità di una serie significa anche trovarne la chiave di lettura, grazie alla quale poter poi dischiudere tanti altri significati, come faceva Chihiro quando aiutava Haku a ritrovare il suo vero nome (ne “Sen to Chihiro no kamikakushi – La città incantata” di Miyazaki) o come più banalmente la chiave di uno scrigno antico e misterioso: arrivare ad entrarne in possesso è perciò un passo importante per ampliare la nostra conoscenza, discorso che vale per qualsiasi opera d’ingegno.

    Dico tutto questo perché questo tuo post inizia con quella chiave di cui parlavo sopra: “[…] Una scarica di cazzotti …improvvisa, brutale anzi ancora più brutale. Ancora più profondo. Ancora più perfetto. […]”.

    Questo è il segreto della fiction ideata e voluta da Goddard, una grande storia divisa in epopee e questa volta è toccato ad Elektra ed a Frank Castle, i due nuovi personaggi di questa commedia umana piena di sangue, dolore e voglia di riscatto.

    Questa tua recensione è di fatto il sequel della prima, così come questa seconda stagione di Daredevil è il sequel della prima o meglio è il nuovo romanzo della serie, perché così sono concepite questi show Netflix, come romanzi compatti di cui le puntate sono i capitoli.

    Hai fatto benissimo ad evidenziare i quesiti morali dei protagonisti, perché questo interrogarsi sulla giustezza dell’agire o del subire è stato uno dei cavalli di battaglia del miglior Daredevil fumettistico sia nella gestione di MIller sia in quella della Nocenti, così’ come hai giustamente evidenziato l’evoluzione dei personaggi presentati nella prima stagione, il che alla fine rende incredibilmente questa seconda serie anche più bella della prima.

    Il destino non è davvero scritto e noi ne siamo sempre gli artefici anche se sfuggire dal nostro karma non è semplice, così anche per gli autori di questa bellissima fiction, il cui futuro si mostra assai variegato e nebuloso: forse ci perderemo per strada i due nuovi personaggi (visto che sono sempre più insistenti i rumors riguardo delle serie stand alone sia di Elektra che del Punisher), ma il valore di Goddard e compagni è indubbio e se vorranno mantenere alto il livello, questo li porterà a scrivere un nuovo romanzo, sempre ambientato nella cucina dell’Inferno e noi staremo a vedere e tu con noi, per cantarne le gesta come un bardo del tempo di guerra.

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