R I P .Gene Wilder ora guardaci da Ululà.



È morto, a 83 anni, l’attore americano Gene Wilder. Definirlo “solo” un comico, soprattutto in un ambiente cinematografico che i comici li ha spesso trattati con aria di sufficienza, sarebbe assai riduttivo. Wilder, grazie a un talento naturale e stralunato, a un’ironia non-sense magari non per tutti ma irresistibile e anche grazie al sodalizio prolifico conMel Brooks, ha regalato al cinema comico degli ultimi 50 anni una serie interminabile di interpretazioni memorabili. Alcune diventata di culto, arcinote anche al pubblico di massa; altre forse più di nicchia ma adorate da nutrite minoranze di appassionati. Affetto da tempo del morbo di Alzheimer, nel 1999 gli era stato diagnosticato anche un linfoma non-Hodgkin, che aveva curato con chemioterapia e trapianto di cellule staminali. La morte dell’attore è dovuta proprio a complicazioni dovute all’Alzheimer, mentre nel 2005 era stato dichiarato guarito dal linforma.

L’impegno di Wilder contro il cancro era però precedente alla malattia che lo aveva colpito e derivava da un dramma personale che aveva commosso Hollywood sul finire degli anni Ottanta. Gene Wilder era infatti sposato da soli due anni con Gilda Radner, apprezzata protagonista delSaturday Night Live, quando alla Radner venne diagnostica un cancro alle ovaie che la portò alla morte nel 1989, a soli 42 anni.

Ma se nella vita privata Wilder aveva spesso dovuto avere a che fare con tragedie e momenti difficili, sullo schermo l’attore si è conquistato uno spazio eterno nel genere comico, riuscendo a infilare una serie di successi clamorosi che resteranno per sempre tra i titoli più amati da pubblico e critica. Fondamentale, per Wilder, è stato l’incontro conMel Brooks, con il quale ha girato, in pochi anni, tre pietre miliari della comicità cinematografica come The Producers (“Per favore, non toccate le vecchiette” in italiano),Blazing Saddles (Mezzogiorno e mezzo di fuoco) e Young Frankenstein (Frankenstein Junior nella versione italiana).

Gene Wilder era il volto perfetto per la comicità stralunata e apparentemente priva di senso di Brooks e solo lui avrebbe potuto rendere cinematograficamente qualcosa che il grande regista aveva in mente ma che forse sarebbe stato arduo, affidandosi ad altri interpreti, far diventare reale. Ma Gene Wilder è stato anche Willy Wonka in un altro classicone come “La fabbrica di cioccolato”, lo spassoso rabbinoAbram Belinski in Scusi, dov’è il West? di Robert AldrichTeddy Pierce nell’iconico “La signora in rosso”, con Kelly LeBrock simbolo sexy degli anni Ottanta e la musica di Stevie Wonder a suggellare una commedia spassosissima (peraltro scritta e diretta dallo stesso Wilder).

E poi l’accoppiata irresistibile conRichard Pryor in “Non guardami: non ti sento”, dove un sordo e un cieco innescano una serie di equivoci e disastri che fanno ridere a crepapelle lo spettatore dal primo all’ultimo minuto, senza cedere neanche un istante alla risata facile o pecoreccia, ma sempre con uno stile e un talento fuori dal comune.

Negli anni Novanta qualcosa si era rotto, nel rapporto di Wilder con il pubblico e la critica. Forse era semplicemente finita l’epoca d’oro della comicità che rappresentava, forse aveva esaurito la vena creativa. Nel 1994, il flop della sitcomSomething Wilder (chiusa dopo una stagione) aveva di fatto segnato il distacco dalle scene, anche se negli anni successivi erano arrivati piccoli cameo. Ma Gene Wilder era comunque rimasto la leggenda Gene Wilder. Aveva preferito dedicarsi alla scrittura, con una serie costante di libri pubblicati dal 1998 al 2013. Ma nel 2002, quando era parzialmente tornato in scena per interpretare Mr Stein, il capo di Will Turner in Will & Grace, aveva di nuovo conquistato tutti con una interpretazione irresistibile che gli aveva portato anche unPremio Emmy.

Gene Wilder non ha mai vinto unGolden Globe né un Oscar (per il quale è stato candidato per The Producer e Young Frankenstein), e questa forse è la prova regina di una grandezza assoluta, di un genio cristallino che, anche se era ai box da molti anni, mancherà tantissimo alla comicità mondiale.

 Il Fatto Quotidiano.

https://youtu.be/c3uVEcBaz6c

Just my Imagination.


Solo La Mia Immaginazione

C’era un gioco che facevamo sempre 

Volevamo vivere la città il venerdì sera 

E stare a letto fino a domenica 

Eravamo così liberi 

Vivevamo per l’amore che avevamo 

E non per la realtà 
Era solo la mia immaginazione 
C’è stato un tempo in cui pregavo 

Ho sempre avuto fede nell’amore 

E’ la cosa più bella che Dio ci abbia dato

Nel gioco che facevo 

Ho sempre messo le carte sul tavolo 

Non lasciando mai dire che ero inconstante 
Era solo la mia immaginazione 
C’è un gioco che mi piace fare 

Mi piace vivere la città il sabato sera 

E stare a letto fino a domenica 

Saremo sempre così liberi 

Vivremo per l’amore che abbiamo 

E non per la realtà 
Non è solo la mia immaginazione…

“chi vuole intendere intenda….

tutti gli altri in camper.”(cit.)