10 commenti su “R I P .Gene Wilder ora guardaci da Ululà.

  1. Immenso: seppe declinare lo spirito autentico della comicità ebraico-americano nei suoi tratti più alti, facendo sua la tradizione che dai fratelli Marx giunge fino a noi attraverso mostri sacri come Danny Kaye e Woody Allen.
    Nella sua recitazione lo spirito surreale e paradossale (che esplose con la parodia meta-cinematografica ma anche pecoreccia di Mel Brooks) si coniugava con l’eleganza della commedia e del pastiche alla Billy Wilder, tant’è che anche nei film comici con altri mattatori, Gene era sempre l’esponente più lunare e strampalato ma anche gentleman, mentre la spalla (come Richard Pryor o Marty Feldman) si giocava i ruoli più sanguigni.
    Per questo motivo, pur essendo un remake e non uno script originale (il primo copione francese era come si sa di Jean-Loup Dabadie e Yves Robert) considero “The Woman in Red” la sua opera maxima: non è un cult come “Young Frankenstein” (forse il capolavoro assoluto di Mel Brooks), ma è molto più “suo”, più personale (sua la regia, suo lo script americano, sua l’interpretazione di questo omino della middle-class abbiente che sogna la fuga nel sogno erotico e selvaggio di una dea), più intimo.

    Gene Wilder resta per me un genio interpretativo, con ritmi e tempi indimenticabili, un maestro di eleganza formale e di mimica facciale come davvero pochi nella storia del cinema, non solo comico.

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