To Kasabake guest in Dojo. 


In Una giornata di sole, nella terrazza al centro della sakura in fiore del mio Dojo,durante la cerimonia del Te’, io e Kasabake san

ci allietavamo raccontando storie e leggende quando un nome importante spunto’ nella nostra conversazione.

“Cosa sai dirmi della stirpe Hanzo?”

chiese Kasabake con quell’aria sorniona di chi ti sfida cortesemente ,”in questi tempi di modernita’ e’difficile che qualcuno sappia qualcosa di così antico”

E così dopo il te’, stuzzicata benevolmente tirai fuori il sake e cominciai a raccontare cio’ che sapevo.

Oni no Hanzo (Hanzo il Demone).
Hattori Hanzo, noto anche come Hattori Masanari, fu un famoso samurai e maestro ninja del periodo Sengoku, che ebbe il merito di salvare la vita di Tokugawa Ieyasu, per poi aiutarlo a diventare il sovrano del Regno del Giappone. Figlio di Hattori Yasunaga, un samurai minore al servizio del clan Matsudaira prima, e del clan Tokugawa poi, prese il soprannome di Oni no Hanzo (Hanzo il demone) grazie alle sue abilità tattiche e nella pratica dell’arte del ninjitsu. Combattè la sua prima battaglia all’età di 16 anni e si fece notare per le sue abilità anche nelle battaglie di Anegawa e Mikawa.

Il suo contributo più prezioso lo diede nel 1582 quando aiutò il futuro shogun Tokugawa Ieyasu, ad attraversare la regione di Mikawa, evitandone l’arresto, avvalendosi dell’aiuto del clan ninja di Iga. Le fonti storiche dicono che visse gli ultimi anni della sua vita come monaco, con il nome di “Sainen”, e che costruì il tempio Sainenji per commemorare il figlio maggiore di Tokugawa Ieyasu, Nobuyasu, che fu accusato di tradimento e associazione a delinquere da Oda Nobunaga, e che venne costretto a commettere il rituale del suicidio, il seppuku. Hanzo, in quell’occasione, venne chiamato per essere la persona che, durante il rituale, avrebbe dovuto porre fine alle sofferenze di Nobuyasu decapitandolo, ma si rifiutò di compiere un atto simile per la lealtà nei confronti del suo shogun Ieyasu. Ieyasu, venuto a conoscenza di quanto accaduto disse: “Anche un demone può piangere”. Come detto, il soprannome Oni, venne dato ad Hanzo per via di alcune abilità soprannaturali che gli vennero attribuite: come la capacità di scomparire e apparire altrove, la psicocinesi e la precognizione. Hanzo morì all’età di 55 anni, ma la sua leggenda continuò ben oltre. A lui succedette il figlio e il clan degli Hanzo andò avanti ancora per diverse generazioni, raggiungendo fama e gloria.

Al Palazzo Imperiale di Tokyo (ex palazzo dello shogun) ancora oggi c’è un cancello chiamato Cancello di Hanzo (Hanzomon), e la linea della metropolitana Hanzomon, ha la sua quinta fermata, la Z-05, proprio dove era situata la sua casa. 

I suoi resti sono nel cimitero del Sainenji di Yotsuya, Tokyo, e lo stesso tempio contiene anche la sua lancia e il suo casco cerimoniale da battaglia. Molti film giapponesi che narrano dello Shogun Tokugawa, descrivono gli eventi di cui sopra. L’attore Sonny Chiba ha interpretato il suo ruolo nella serie “Hattori Hanzo: Kage no Gundan”, dove lui e i suoi discendenti sono i personaggi principali. Non solo film e serie tv, la sua vita e il suo servizio alla corte Tokugawa sono stati romanzati anche in una serie manga intitolata “Path of the Assassin”, dove il giovane Hanzo è il personaggio principale. La sua presenza poi appare in svariati romanzi, in altri anime e manga, e addirittura come personaggio di alcuni videogame sui ninja e samurai, specialmente nella serie “Samurai Shodown”, in “World Heroes”, e in molti altri ancora.

Ma il top forse viene raggiunto quando fu nuovamente l’attore Sonny Chiba ad interpretare il personaggio di Hattori Hanzo nel film Kill Bill, un maestro fabbro, chiamato a creare una speciale katana per la protagonista del film, Uma Thurman aka The Bride.

Insomma alla luce di tutte queste citazioni, Hattori Hanzo forse è il personaggio storico della cultura giapponese più famoso e sfruttato di tutti .

   Liza.

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18 pensieri riguardo “To Kasabake guest in Dojo. ”

  1. Una pioggerellina fredda sta bagnando i miei vestiti ed anche quelle antiche pietre, dove un tempo si svolgevano probabilmente sacrifici umani, almeno così recitano in cinque lingue le lavagne in plastica per turisti, sparse un po’ dappertutto sui viottoli lastricati di Machu Picchu, il mio nascondiglio… da chi o da cosa non posso dirlo, ma certo anche in parte da me stesso e da quello che ho fatto…

    La connessione WiFi del ristorante, dove mi sono oggi recato a pranzo, mi ha regalato un brandello di un bellissimo testo, scritto da Liza per me ed io adesso non so come rispondere, senza che si possa risalire al luogo dove sono…
    Ed allora mi concentro, pensando a tutto il dolore di cui proprio quelle antiche pietre sono state testimoni… Mi sforzo di andare con la mente dentro quei ricordi che non mi appartengono e questo solo per incontrare lei, la regina voodoo e finalmente ne percepisco la presenza, come un alito caldo e profumato dietro il mio collo… “Trilce, aiutami, ti prego, ad entrare nel dojo di Liza…
    Dopo alcuni istanti di silenzio assoluto, la sua voce risponde cristallina: “Sei una persona strana… ti muovi in modo goffo nei sentimenti altrui, scomparendo e poi chiedendo di tornare… Non m’interessi…
    No!“, esclamo forte, quasi per trattenerla con me, “Aspetta, Trilce, non andartene! Lo so, ho sbagliato, ma c’è un motivo perché l’ho fatto…
    Si, conosco tutto del tuo tradimento… e lo capisco, ma io mi riferivo ad altro…
    Come? Sai tutto? Ma allora… beh, comuqnue, aiutami, te ne prego… fammi arrivare da Liza… il tempo di scambiare poche parole…
    Trilce è ora di fronte a me, in una gigantesca stanza bianca, vestita di una tunica bianca, con in capo un elmo persiano da guerra riccamente lavorato e dietro la schiena un paio grandissimi ali dorate, così ampie che vanno da una parte all’altra dello spazio visivo, quasi la legassero a quel luogo.
    Mi guarda, come farebbe un passaggero annoiato di fronte ai tanti cartelli di avvisi dentro ad un treno ed infine si rivolge a me in modo lapidario: “Sta bene. La tua anima andrà da lei, per pochi minuti, anche perché non hai lo spessore morale per fare di più e poi tornerai qui, ad espiare. Ora.

    Neanche un fremito, un rumore, nulla, un istante prima ero a Machu Picchu ed un istante dopo sono su una terrazza, insieme a Liza, che sta versando del tè: “Ciao Kasabake, ce ne hai messo di tempo, se così si può dire…
    La guardo esterefatto, come se davvero potessi ancora stupirmi. Liza è in kimono e mi sorride vicino alla sua sakura in fiore: “Sei arrivato dopo il Kaiseki (il pasto leggero che si consuma tradizionalemnte prima del tè), ma sei in tempo per il Koicha ed il Usucha (i due tè, uno denso e l’altro leggero, serviti entrambi durante la cerimonia zen)
    Il Kicha andrà benissimo“, sorrido, prorgendo la mano per afferrare la ciotola da cui lei ha già fatto un piccolo sorso, “Ho letto quello che hai scritto su Hattori Hanzo… Una bellisisma perla di storia e tradizione gaipponese, regalata alla platea di Word Press…
    Lo so che lo hai letto, l’avevo scritto per te“, mi risponde con perfetta imperturbabibiltà, posando il frullino di bambù, ancora luccicante del verde brillante delle foglioline divenute polvere.
    Vorrei tornare, Liza, sul serio, ma adesso non posso…” le dico quasi chiedendo scusa.
    So anche questo e non devi preoccupartene… pensa solo a fare quello che devi e soprattutto a non perdere mai la barra del timone dalla giusta direzione, altrimenti…” Liza fece una piccola pausa, mentre allungava dolcemente la mano verso il fodero della sua katana, “verrò io a cercarti e non ci sarà nascondiglio dove potrai scomparire…“, quindi sorrise, come solo lei sa fare, strizzando leggermente gli occhi e metre il sole di un giorno comunque freddo le bagnava il volto, scomparve dalla mia vista.

    Ero io ad essere andato, non lei. Ero di nuovo alla pioggerellina fredda di Machu Picchu, ma quella piccola visita nel dojo della mia amica mi aveva scaldato il cuore… e mi aveva fatto anche venire un certo languorino… cazzo, mi sono perso il Kaiseki che aveva preparato!

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