18 commenti su “To Kasabake guest in Dojo. 

  1. Una pioggerellina fredda sta bagnando i miei vestiti ed anche quelle antiche pietre, dove un tempo si svolgevano probabilmente sacrifici umani, almeno così recitano in cinque lingue le lavagne in plastica per turisti, sparse un po’ dappertutto sui viottoli lastricati di Machu Picchu, il mio nascondiglio… da chi o da cosa non posso dirlo, ma certo anche in parte da me stesso e da quello che ho fatto…

    La connessione WiFi del ristorante, dove mi sono oggi recato a pranzo, mi ha regalato un brandello di un bellissimo testo, scritto da Liza per me ed io adesso non so come rispondere, senza che si possa risalire al luogo dove sono…
    Ed allora mi concentro, pensando a tutto il dolore di cui proprio quelle antiche pietre sono state testimoni… Mi sforzo di andare con la mente dentro quei ricordi che non mi appartengono e questo solo per incontrare lei, la regina voodoo e finalmente ne percepisco la presenza, come un alito caldo e profumato dietro il mio collo… “Trilce, aiutami, ti prego, ad entrare nel dojo di Liza…
    Dopo alcuni istanti di silenzio assoluto, la sua voce risponde cristallina: “Sei una persona strana… ti muovi in modo goffo nei sentimenti altrui, scomparendo e poi chiedendo di tornare… Non m’interessi…
    No!“, esclamo forte, quasi per trattenerla con me, “Aspetta, Trilce, non andartene! Lo so, ho sbagliato, ma c’è un motivo perché l’ho fatto…
    Si, conosco tutto del tuo tradimento… e lo capisco, ma io mi riferivo ad altro…
    Come? Sai tutto? Ma allora… beh, comuqnue, aiutami, te ne prego… fammi arrivare da Liza… il tempo di scambiare poche parole…
    Trilce è ora di fronte a me, in una gigantesca stanza bianca, vestita di una tunica bianca, con in capo un elmo persiano da guerra riccamente lavorato e dietro la schiena un paio grandissimi ali dorate, così ampie che vanno da una parte all’altra dello spazio visivo, quasi la legassero a quel luogo.
    Mi guarda, come farebbe un passaggero annoiato di fronte ai tanti cartelli di avvisi dentro ad un treno ed infine si rivolge a me in modo lapidario: “Sta bene. La tua anima andrà da lei, per pochi minuti, anche perché non hai lo spessore morale per fare di più e poi tornerai qui, ad espiare. Ora.

    Neanche un fremito, un rumore, nulla, un istante prima ero a Machu Picchu ed un istante dopo sono su una terrazza, insieme a Liza, che sta versando del tè: “Ciao Kasabake, ce ne hai messo di tempo, se così si può dire…
    La guardo esterefatto, come se davvero potessi ancora stupirmi. Liza è in kimono e mi sorride vicino alla sua sakura in fiore: “Sei arrivato dopo il Kaiseki (il pasto leggero che si consuma tradizionalemnte prima del tè), ma sei in tempo per il Koicha ed il Usucha (i due tè, uno denso e l’altro leggero, serviti entrambi durante la cerimonia zen)
    Il Kicha andrà benissimo“, sorrido, prorgendo la mano per afferrare la ciotola da cui lei ha già fatto un piccolo sorso, “Ho letto quello che hai scritto su Hattori Hanzo… Una bellisisma perla di storia e tradizione gaipponese, regalata alla platea di Word Press…
    Lo so che lo hai letto, l’avevo scritto per te“, mi risponde con perfetta imperturbabibiltà, posando il frullino di bambù, ancora luccicante del verde brillante delle foglioline divenute polvere.
    Vorrei tornare, Liza, sul serio, ma adesso non posso…” le dico quasi chiedendo scusa.
    So anche questo e non devi preoccupartene… pensa solo a fare quello che devi e soprattutto a non perdere mai la barra del timone dalla giusta direzione, altrimenti…” Liza fece una piccola pausa, mentre allungava dolcemente la mano verso il fodero della sua katana, “verrò io a cercarti e non ci sarà nascondiglio dove potrai scomparire…“, quindi sorrise, come solo lei sa fare, strizzando leggermente gli occhi e metre il sole di un giorno comunque freddo le bagnava il volto, scomparve dalla mia vista.

    Ero io ad essere andato, non lei. Ero di nuovo alla pioggerellina fredda di Machu Picchu, ma quella piccola visita nel dojo della mia amica mi aveva scaldato il cuore… e mi aveva fatto anche venire un certo languorino… cazzo, mi sono perso il Kaiseki che aveva preparato!

  2. Che belle atmosfere, molto apprezzato il testo di Liza (ho tanto da imparare da te) ma qualcosa mi sfugge -.- lo scoprirò prima… o dopo.

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