I ragazzi speciali di Miss Peregrine.


​Della serie “Nel dubbio guardalo”

bhe’..l’ho visto e non mi e’ sembrato poi così terribile come era stato descritto ma ormai io sono così…

quindi lasciate che vi racconti una piccola fiaba perche’ altro non e’.

Jacob ha sedici anni, una madre distratta e un padre pragmatico. Timido e impacciato è cresciuto col nonno, Abraham Portman, sfuggito alle persecuzioni naziste e che si rifugia in un orfanotrofio diretto da Miss Peregrine. Di quell’infanzia, spesa in un’isola a largo del Galles, Abraham racconta meraviglie incantando Jacob e cogliendone la natura peculiare. Perché Jacob, proprio come suo nonno, è un ragazzino speciale che scoprirà la sua vocazione in circostanze drammatiche. Alla morte del nonno, ucciso dal suo peggiore incubo, Jacob decide di lasciare la Florida per il Galles, alla ricerca di qualcosa che possa spiegare le sue ultime volontà. Spiaggiato sull’isola, scopre molto presto che Miss Peregrine non era un’invenzione di una mente senile ma una giovane donna che accudisce ragazzi con doni speciali. Doni che mostri avidi e voraci vorrebbero possedere. Protetti da un loop temporale, Jacob e compagni risponderanno alla minaccia.

Invisibili o più leggeri dell’aria, dotati di una forza gigantesca o di una bocca vorace, pieni di fuoco o di api, i ragazzi letterari di Ransom Riggs forniscono a Tim Burton il soggetto ideale. Trasposizione del romanzo omonimo, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali abita un mondo di infanzia eterna, affollato di ragazzini sensibili e lunari a cui mostri invisibili vorrebbero divorare gli occhi. 

Burton realizza un film ispirato e personale, risalendo il tempo col suo protagonista e pescando di nuovo eroi fuori dal comune e schiusi alla vita da adulti illuminati. Vecchi folli, mentori immortali, padri mitomani, nonni affabulatori che raccontano una vita che sembra sognata. 

Ma poi sognata lo è davvero? Interpretato da Terence Stamp, che come Vincent Price, Martin Landau e Albert Finney è attore di prestigio e portatore di un immaginario cinematografico fantasmagorico, Abraham Portman alimenta la fantasia del nipote lasciando emergere la poesia del diverso. 

E Jacob cresce diverso, pieno dell’unica luce che possiamo sperare di ricevere, il bagliore dello stupore e la volontà di crederci.

Jacob, alla maniera di Alice, è curioso fin dalla soglia e per questo viene precipitato in un loop temporale dove non si tratta più di riavvolgere il tempo per modificare un avvenimento e scampare le conseguenze. A questo giro di anello si agisce con qualcuno o contro qualcosa che arriva dall’esterno. Effetto speciale carico di affetti speciali, il loop è il dono segreto di Miss Peregrine, l’intervallo perpetuo in cui nasconde i suoi orfani e attraverso cui si spiega la favola di Burton, passando dalla nostra epoca a un’altra (situata in un giorno preciso del 1943). 

Una favola che scongiura il pessimismo storico e giura che la storia non si ripete mai uguale a se stessa, un’avventura che piega il tempo per trasformarlo e moltiplicarne gli esiti. In Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali il loop è un passaggio aperto nella linearità del tempo in cui provano a infilarsi forze malvagie invisibili e ghiotte di vita eterna che derivano il loro potere da un singolare regime alimentare: gli occhi dei bambini. 

Tema ricorrente al cinema (Hitchcock, Buñuel, Pasolini), la mutilazione dell’occhio è un attacco diretto allo spettatore, alla sua natura, al posto che occupa e che esige occhi spalancatamente aperti sullo schermo. Burton riprende l’angoscia infantile di perdere gli occhi e come in un racconto di Hoffmann (“L’uomo della sabbia”) ne mette in scena il trauma, convertendo la negazione brutale della visione in creazione poetica. Una battaglia finale tra mostri gentili e giganti tentacolari, bersagliati con palle di neve, coriandoli e zucchero filato, che rende finalmente visibili al mondo i cattivi. Cattivi carnivori e senza occhi, invisibili per tutti ad eccezione di Jacob e di Abraham, ragazzo speciale tra ragazzi speciali promessi alla morte durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Ma il film di Burton non è la metafora edulcorata di quella guerra e del suo olocausto. I ragazzi del titolo, invisibili, leggeri, ‘affamati’, infiammabili, erculei, vivono un tempo parallelo ancora accessibile dai mostri, che hanno smesso le divise e dissimulato la ferocia dietro la disposizione a cambiare sembianza. 

Secondo me con Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, Burton ritrova il cammino dell’infanzia dell’arte, dirigendo uno scontro tra scheletri col cuore e creature senza cuore che omaggia Ray Harryhausen, maestro degli effetti speciali à l’ancienne. 

L’immaginario artigianale e poetico dell’autore riprende respiro e disegna un nuovo eroe in viaggio dentro un espediente narrativo, che permette a Jacob di scoprire se stesso e il dono che ignorava e rilancia senza fine la stessa minaccia (una bomba nazista o un hollow famelico), arrestandola quando il peggio sta per arrivare. Serbatoio delle sue ossessioni, l’orfanotrofio di Miss Peregrine è un rifugio, uno spazio in cui condensare il suo stile, un museo espressionista in cui ogni bambino richiama e replica i marginali della sua filmografia. E di nuovo l’accesso è consentito soltanto a persone speciali, quelle che credono che un’altra umanità e un altro mondo siano possibili. “Non c’è più niente da esplorare”, osserva il padre di Jacob, ornitologo disincantato ma Jacob scoprirà che ci sono ancora mondi paralleli da esplorare (i loop), dove un uccello può nascondere una paladina intrepida. 

Incarnata da Eva Green, bellezza gotica e perturbante, Miss Peregrine è la guardiana del tempo e del tempio, signorina con orologio da tasca e pipa che avrà bisogno di un giovane eroe per trionfare sul male. Un adolescente persuaso di essere normale, che a forza di risalire e discendere il tempo troverà l’amore e una delle dichiarazioni più belle della storia del cinema. Perché come il ladro di Robert Bresson, Jacob ha dovuto fare un giro lunghissimo per raggiungere la sua Emma. 

Nel Diario di un ladro, il protagonista si rivolgeva a Marika Green, che (sorpresa) è la zia di Eva Green. Un rompicapo temporale misterioso e sospeso quello di Tim Burton, che pratica l’eterno ritorno, inizia alla vita e incontra l’attrice dei suoi sogni nel migliore dei mondi possibili.

Insomma :Mostri! Bambini freak! Supercazzole spaziotemporali! Eva Green! Samuel L. Jackson cattivo! Tim Burton in un’ambientazione in cui si trova a suo agio, sembra finalmente ritornare almeno un po’ a cio’ che era la sua regia,qui un po’ lenta inizialmente ma con il suo cazzo di perche’!

A me Burton piace un sacco.

Se NON vi piace Burton passate oltre.

Anche perche’ bisogna essere Speciali per entrare nell’anello. 😊

L.

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15 pensieri riguardo “I ragazzi speciali di Miss Peregrine.”

  1. Non commentai a suo tempo la tua recensione del film di Justin Kurzel tratto dal franchise videogame di Assasin’s Credd un po’ perché ne ero rimasto deluso ma soprattutto perché ero concentratissimo, nel pieno delle mie attività tra i vari alter-ego del Gathering, ma oggi non potevo non affiancarti nel tuo giudizio positivo, su una pellicola che a mio avviso ha rappresentato ilo vero ritorno di Burton al grande cinema e che io, se ricordi, l’ho persino inserita nella mia Top 15 dei migliori film usciti nel 2016|
    Quindi concordiamo perfettamente, amica!

    Aggiungo anche che, a mio modesto giudizio, in questa specifica recensione tu eri più ispirata del solito e che userò il tuo impeccabile pezzo come campione ogni volta che qualcuno mi chiederà “Perché ti è piaciuto quel film? Cosa ci hai trovato?” ed io dirò “Aspé… un attimo che ti linko un pezzo che dice tutto e lo dice anche molto bene…
    Che diavolo! Bisogna pur prendere delle scorciatoie ogni tanto, no?

    P.S. “[…] L’immaginario artigianale e poetico dell’autore riprende respiro e disegna un nuovo eroe in viaggio dentro un espediente narrativo […]. Serbatoio delle sue ossessioni, l’orfanotrofio di Miss Peregrine è un rifugio, uno spazio in cui condensare il suo stile, un museo espressionista in cui ogni bambino richiama e replica i marginali della sua filmografia. […] Miss Peregrine è la guardiana del tempo e del tempio, signorina con orologio da tasca e pipa che avrà bisogno di un giovane eroe per trionfare sul male. […] Perché come il ladro di Robert Bresson, Jacob ha dovuto fare un giro lunghissimo per raggiungere la sua Emma.”

    Così si scrive una recensione, cazzo!
    Applausi a scena aperta per Liza, applausi!

    Piace a 1 persona

    1. Mio caro Kasabake
      Come dico sempre ogni forma d’arte e ‘soggettiva
      Come sai io ho le mie manie a livello cinematografico e Burton e’ una di queste…
      Non sono un recesore sono una che guarda e a volta nn mi basta una sola volta..poi scrivo solo le mie percezioni.
      Amo Burton perche’ e’ un freack e lo sono stata e lo sono ancora anche io .
      Ma ti ringrazio di avermi fatto sentire “una ragazza speciale” e di essere entrato con me nell’Anello.
      😄

      Piace a 1 persona

  2. abbiamo sempre bisogno di “favole” per definire, non solo il nostro immaginario, ma anche la realtà che ci circonda. Anzi, spesso e volentieri è proprio con la fantasia che si svela la verità, perché le metafore più belle, sono quelle che dai sogni (o gli incubi), ci parlano della vita…
    Grande recensione !!!!! Spettacolo !

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