I’m fool…


“I’m a fool to want you

Pity me, I need you

I know it’s wrong, it must be wrong

But right or wrong I can’t get along

Without youI can’t get along

Without you….”

Sono  folle a volerti

a volere un amore che non può essere vero

un amore che è lì anche per gli altri
sono  folle a trattenerti

così folle a trattenerti

a cercare un bacio che non è solo mio

a condividere un bacio che il diavolo ha conosciuto
più e più volte ho detto che ti avrei lasciato,

più e più volte sono  andata via,

ma poi veniva il momento che avevo bisogno di te.

e ancora una volta devo dirti queste parole: 
“sono folle a volerti

pietà di me, ho bisogno di te

so che è sbagliato, deve essere sbagliato

ma giusto o sbagliato non posso stare a lungo

senza di te”
io non posso stare a lungo

senza di te…
(I’m a fool to want you- Billie Holiday 1958.)

Lost in space??? No Passenger.


Passengers è all’inizio quantomeno intrigante: siamo sulla Avalon, un’astronave in viaggio verso il pianeta Homestead II per impiantarvi una colonia.
 È il business della Homestead, appunto, l’azienda che costruisce le modernissime e lussuose navi come la Avalon e organizza questi lunghissimi viaggi intergalattici per portare verso nuovi mondi gli aspiranti colonizzatori, persone disposte a cambiare vita per sempre, lasciandosi tutto alle spalle. Una promessa per loro, un sicuro affare per la Homestead: perché il viaggio dura 120 anni, oltre un secolo da passare in  sonno criogeno per essere svegliati pochi mesi prima dell’arrivo e dell’inizio della nuova vita. O Così almeno dovrebbe essere..

…Perché a causa di un grosso meteorite che crea malfunzionamento, la capsula che ospita Jim Preston lo fa uscire dal sonno criogeno troppo presto, 90 anni prima del previsto.

Solo tra i 5000 coloni di Homestead II e gli oltre 300 membri dell’equipaggio.

Solo per oltre un anno, si dá da fare per trovare una soluzione mettendo a frutto le sue competenze da meccanico, tornare a dormire o semplicemente tenersi impegnato in un guscio lussuoso ma vuoto. Almeno fino a quando la troppa solitudine  e l’unica compagnia di un androide barman   non gli fa’ decidere di far uscire dal sonno anche un’altra viaggiatrice, Aurora Lane, aspirante scrittrice che da questa avventura vuole trarre un libro di sicuro interesse e successo. Tra i due nasce un amore che dovrà superare diverse prove, sia di natura pratica che morale dovuta alle scelte di Jim, non per ultimo l’imminente disastro a cui va incontro la Avalon man mano che le avarie iniziate con il problema alla capsula di lui diventano più gravi, estese e letali.
Inutile sottolineare quanto l’impianto narrativo di Passengers ruoti attorno ai due suoi protagonisti, Jim e Aurora, e quanto sia stato fondamentale, quindi, scegliere due interpreti di sicuro appeal e carisma. È stato fatto affidandosi a due star ormai consolidate: per Jim ci si è affidati ad un Chris Pratt che nell’ultimo paio di anni ha scalato le classifiche di gradimento mettendo a segno alcuni colpi indelebili come Jurassic World e Guardiani della Galassia, dimostrando una presenza scenica ed un’ironia al livello del miglior Harrison Ford; per la controparte femminile, la più intellettuale Aurora, è stata invece scelta un’attrice come Jennifer Lawrence che con Hunger Games e le sue prove da Oscar ha saputo raggiungere un pubblico variegato e vasto.
Diciamo  però che entrambi trovano difficoltà a reggere il peso di Passengers sulle proprie spalle, complice anche uno script non sempre all’altezza della situazione, che alterna mire da alta fantascienza, con scelte morali ed uno sguardo interessante al futuro, ad una storia d’amore più sbrigativa e terra terra. Pratt evidenzia così qualche limite a fronteggiare un ruolo drammatico, mentre la Lawrence tende invece a strafare e finire sopra le righe, più di quanto abbia fatto in altre occasioni. La chimica tra i due è però evidente e funziona quando supportata da tutto l’impianto messo in piedi dal regista .

Passengers sembra quasi tre film in uno, con una prima parte evocativa e opprimente, uno sviluppo romantico forzato e frettoloso, ed un finale carico di tensione e azione. Delle sue tre anime, la più riuscita è senza dubbio la prima che evoca suggestioni alla The Martian,ma poi fa’l’occhiolino a Titanic(“ti fidi di me”? Oh Tyldum machedaverodavero??? 😨)  

No non è Ridley Scott e neppure Kubrik e quel primo atto resta incompiuto, cede alla tentazione di mettere in scena la relazione tra le due star (con preannunciata scena di sesso e nudo) e senza il coraggio di approfondire le conseguenze di uno dei dilemmi etici più forti introdotti dal plot. A questo vanno aggiunte un paio di sequenze decisamente poco riuscite(ma che cazzo mi rappresenta che mi fai uscire dal tubo criogeno il capo ingegnere e lo fai morire nel modo piu’ scemo possibile dopo 10 minuti???).Non oso parlare degli strafalcioni pseudoscientifici perche’ non sono uno scienziato ma porcaeva certe cose assurde le ha notate pure il mostrillo di 11 anni!!!! 😨😨😨

Sarebbe ingiusto pero’ non citare una costruzione visiva notevole, dalle scenografie e dalla messa in scena della ipertecnologica e lussuosa Avalon alla rappresentazione del solitario viaggio interstellare, per un film che in definitiva riesce ad intrattenere lo spettatore, purché non ci si faccia troppe domande e non si aspetti qualcosa di più di quello che Passengers è: una storia d’amore spaziale e un’occasione sprecata, che sorvola soltanto sulle questioni morali che introduce.
Non da critiche ferocissime come ne ho letto ma neppure tutta sta’ gran cosa…a tratti mi calava pure la palpebra per alcuni momenti davvero noiosi …e vabbe’ dai…

carino e senza pretese.

Voglio i Guardiani della Galassia 2!!!

See you later alligators!!!

L.