Bagni penali.The Gathering cap.15.


….La trama si infittisce, tra falsi tradimenti e fughe rocambolesche ancora grazie al genio di Kasabake,Wwayne e Lapinsu !!!

 L.

 BUONA LETTURA 😄

 

“Non sono morto, ma solo scomparso. K”, declamò l’ottanquattrenne attore londinese, leader carismatico della vecchia e della nuova SAG, scandendo in modo enfatico le poche parole scritte a mano, scarabocchiate in fretta, con una penna a sfera dall’inchiostro blu.

“E questo è tutto.” Concluse mestamente Michael Caine.

“Dopo settimane di silenzio assoluto, il nostro Kasabake ci ha lasciato solo questa frase, lasciata per noi sul tovagliolo di carta di uno dei pub gestiti dalla SAG”, commentò poi, parlando a solo beneficio del suo unico vicino di panchina, un altro straordinario ed attempato interprete britannico, di pochissimi anni più giovane, ma dal volto maggiormente segnato da significative rughe di vecchiaia e di espressione, che da molto tempo, oramai, avevano reso il suo volto un’icona di fascino e mistero, specie al cinema, nei ruoli di Magneto eGandalf e per ultimo persino in quello diSherlock Holmes.

“Ian, mi hai sentito?”, chiese Caine, mentre intanto si passava stancamente la mano sui peli bagnati del suo torace nudo, seduto sugli spalti costruiti attorno alla più grande delle due piscine coperte dell’affascinante struttura sportiva londinese di Ironmonger Row Baths, nel distretto di St Luke, vicino ad Old Street, ad Islington, nata da un intelligente ristrutturazione di un vecchio bagno turco degli anni 30, del quale mantiene ancora il fascino esotico, abbinato alla praticità di attrezzature da modernissima ed elegante SPA.

“Guarda, Michael… Si sta per tuffare di nuovo!” disse in tutta risposta un divertito Ian McKellen, mentre fissava con sguardo rapito uno degli atleti della nazionale olimpica inglese, che si stava sistemando nell’inguine l’elastico dello stretto costume, in procinto di tuffarsi in una delle corsie laterali, riservate alla squadra per gli allenamenti.

“Tutti questi giovani, praticamente nudi, tranne per quel pezzettino di stoffa elasticizzata, che non solo non nasconde davvero i loro attributi, ma anzi li sottolinea!” continuò McKellen, parlando al vuoto, senza mai distogliere lo sguardo dal suo spettacolo. “E quei muscoli affusolati e nerboruti in bella vista, luccicanti per il riflesso della luce sull’acqua che si asciuga in rivoli, che corrono dolcemente dall’addome alle cosce…”

Poi, girandosi finalmente verso il suo amico, concluse con un ampio sorriso, diabolicamente ironico e sarcastico: “Non è tutto così orgogliosamente gay?”

“Immagino che lo sia, Ian… Non sono un esperto e trovo anche tedioso questo tuo patetico tentativo di scandalizzarmi ogni volta…” commentò svogliatamente Caine.

“Piuttosto, immagino che tu non abbia sentito nulla di ciò che ho detto prima, vero?”

“Si, invece. Ho sentito tutto: Kasabake non è morto: buon per lui…”

“Noto che ne sei profondamente toccato…” ribattè ironico Caine. “Ma ciò che lui ha deciso di fare, il suo agire sotto copertura intendo, il suo voler a tutti i costi sedere così vicino al maligno… beh, è molto rischioso, lo capisci?”

“Rischioso? Cosa sai tu di rischioso?” rise MacKellen, imitando in modo istrionico la cadenza di un improbabile e goffo Yoda di Star Wars.

Caine divenne di colpo fosco in viso, come se il fantasma dell’angoscia gli fosse venuto a tirare via le lenzuola dai piedi: “Sono preoccupato, Ian… l’assenza di Kasabake dal blog non è mai stata così lunga… In queste settimane sono usciti articoli di molti suoi colleghi che un tempo lui sarebbe corso a commentare, come quelli di PizzaDog e Butcher su Wonder Woman, per non parlare della sua amatissima regina vodooTrilce, emersa dalla sua dimensione alternativa per diffondere decine di poesie ai suoi adepti ed ancora Sarino e Liza eWwayne e Lapinsu… Pensa che Gianni Gregoroni gli ha persino scritto privatamente via mail e Kasabake non gli ha nemmeno risposto!…”

“Cosa stai facendo, Michael?” chiese di colpo il vecchio amico, stringendolo per un braccio e scuotendolo come si farebbe con chi in quel momento è presente solo fisicamente, ma non in spirito. “Ti stai sostituendo a Kasabake nel chiedere scusa ai blogger suoi amici per non essere riuscito a commentare i loro post? Cosa hai mangiato o peggio bevuto a colazione questa mattina? Era forse il giorno di riposo della tua infermiera?”

“Cosa? Quale infermiera?” Chiese singhiozzando Caine, mentre girava la testa dall’altro lato ed assieme coprendosi goffamente gli occhi, a coprire le lacrime che d’improvviso avevano preso a corrergli lungo le gote: “Io non ho un’infermiera… anche se forse dovrei… Scusami, Ian… non so cosa mi stia capitando… In genere ho sempre un perfetto controllo della situazione e riesco a mantenere un certo distacco dalle difficoltà del mio ruolo, ma adesso, non so, è come se tutto stia precipitando… non riesco a controllarmi… non so nemmeno se avrò la forza di arrivare fino in fondo…”

Detto questo, si mise il volto tra le mani ossute, nascondendo un attacco irrefrenabile di commozione, nemmeno fosse un adolescente in crisi affettiva.

“Beh, vecchio mio…” disse McKellen con tono paternalistico e cercando di abbracciare il suo compagno di lavoro e di piscina, “siamo qui, senza vestiti addosso, con solo due miseri asciugamani colorati a coprire quel poco che resta dei nostri corpi anziani, bagnati di cloro e di sudore, mentre guardiamo i bellissimi e vigorosi atleti della nazionale di nuoto libero inglese che si stanno allenando… direi che tutto è ancora possibile…”

“Quegli atleti li starai forse guardando tu…”, rispose il capo della SAG, con tono di voce ora più controllato e rimettendosi in posizione eretta, dopo aver tirato su con il naso, per liberarsi dal muco scioltosi con le lacrime.

Riacquistata poi la sua proverbiale compostezza, Caine affinò lo sguardo verso l’orizzonte, cercando di mettere a fuoco un pensiero e non un’immagine e disse: “Quando io e te siamo scesi nelle catacombe di Parigi scoperte da Lapinsu e Wwayne, prima che fossero incarcerati, lo sai… alla ricerca di quei corridoi da incubo dove il perfido Ezekiel stava costruendo il suo Inferno geneticamente modificato… ebbene, non pensavo che avrei trovato davvero le tracce di quei mostri orribili, quella specie di giganti a quattro braccia e due teste…”

“Certo, hai ragione amico mio, ma soprattutto nessuno pensava che avremmo trovato le tracce del tradimento di Anthony…” lo interruppe Ian, anch’egli ritornato seduto compostamente. “Personalmente ho sempre pensato che il titolo di baronetto fosse dispensato oramai da secoli anche a persone assolutamente indegne, ma ugualmente non avrei mai creduto che un attore del calibro di Sir Anthony Hopkins si sarebbe potuto alleare con Ezekiel!”

Ian McKellen scandì quel nome con lo stesso accento che aveva usato nell’adattamento cinematografico dell’opera di Tolkien, quando si era rivolto a Sauron.

“Che ignominia!” sibilò con disprezzo.

Effettivamente, per tutti i membri della SAG, scoprire che il grande attore britannico, l’uomo che era stato un sublime maggiordomo nel capolavoro di James Ivory “The Remains of the Day” ed un indimenticabile Abraham Van Helsing nel film di Coppola, avesse deciso di unirsi alla nemesi che tutti stavano combattendo, aveva avuto dapprima il sapore ferroso e sanguinolento della delusione e del tradimento, ma poi la gelida persistenza del sentimento di sconfitta ineluttabile: nei giorni successivi alla terribile scoperta, altri artisti vennero identificati come ostili (tra questi, senza alcun grande stupore, anche Jon Voight, padre dell’ex-agente Angelina Jolie, la quale preferì allora rinunciare a qualsiasi coinvolgimento futuro).

Ancora una volta le speranze di successo avevano pericolosamente vacillato.

Quando Zack, durante la sua indagine a New York insieme a Favino, scoprì che tutta la storia dell’omicidio diTheRealTruthGiver, il presunto blogger e curatore della pagina web Truth or Toast, era in realtà un gigantesco inganno, orchestrato dallo stesso Ezekiel, ci fu un momento terribile in cui persino il nome di David Lynch fu messo in discussione: infatti, nel chronicle dal titolo “L’Inganno dei Finti Demoni: è solo scienza, baby!”, mai consegnato dal nostro eroe blogger alla SAG (facente parte di quel gruppo di manoscritti scomparsi, chiamati per l’appunto non a caso Lost Chronicles), si narra di come il cineasta e pittore del Montana si fosse prestato per realizzare filmati e scenografie da incubo proprio per una società controllata dallaJP Morgan Chase(potentissima finanziaria che sappiamo essere in pugno dello stesso Ezekiel) e che tali visioni erano state usate anche per realizzare la finta scena del crimine su cui la SAG era stata chiamata ad investigare.

Alla fine venne fuori che Lynch si era limitato a creare delle variazioni sul tema demoniaco, attirato solo dagli incredibili mezzi messigli a disposizione e concependo il tutto come un’immensa installazione artistica in progress: avvolto in una densa e lattiginosa nuvola di fumo di sigaretta, seduto sulla sua sedia preferita di legno e circondato dai barattoli di acrilico che usava per i suoi dipinti più materici, Lynch rivelò a Zack e Favino tutti i dettagli del suo lavoro, per poi semplicemente infischiarsene e tornare al suo vecchio lavoro.

Un nuovo tassello di verità era andato ad arricchire il puzzle in possesso dei nostri eroi, la SAG non aveva un nuovo nemico e non ultimo l’arte aveva ancora un suo campione all’opera.

“A proposito di carcere” chiese d’un tratto McKellen a Caine, “come hanno fatto poi a sfuggire alle galere francesi quei due scoppiati di Lapinsu e Wwayne?”

Un sorriso ampio e rilassato si disegnò insperabilmente sul volto di Michael: “E’ una bella storia, che proprio in queste ore il nostro fidatissimo cartografo e raccoglitore ufficiale di chronicle per la SAG, in compagnia della bellissima e coraggiosa Charlize Theron, sta consegnando di nascosto a suo fratello, insieme a tanti altri diari che si spera prima o poi vedranno la luce!”

Ian guardò il suo amico con fare deluso e perplesso: “Quindi non me la puoi raccontare?”

“Forse, ma non ora e non qui. Comincia a farmi male il sedere a stare seduto senza vestiti su questi scranni da ginnasti… ho il bisogno impellente di lavarmi e vestirmi come una persona decente ed anche tu faresti bene a seguire il mio esempio”

“Ci si vede al tuo club, allora?”

“Al mio club, ovviamente”, rispose Michael Caine alzandosi in piedi e sistemandosi il lungo asciugamani attorno alla vita e su una spalla, a guisa di abito senatorio.

“Cerca di non venire con il tuo terribile cappello da contadino irlandese, te ne prego… ho un buon nome da difendere al club…”

“Il mio berretto non è irlandese! Pura stoffa del Lancashire! E tu fatti trovare all’ingresso, piuttosto: l’ultima volta non volevano farmi entrare… Non mi riconoscono mai!”

“Non ti hanno fatto entrare proprio perché ti hanno riconosciuto, Ian: avevo dato io precise disposizioni di non essere disturbato da alcun scocciatore…”, biascicò Michael mentre già di spalle si era avviato verso gli spogliatoi della grande piscina.

“Io uno scocciatore?” urlò Ian McKellen.

“Sei il Re degli scocciatori, un folle e vanesio monarca di strada… comunque non ti preoccupare, sarai atteso ed accolto con tutti gli onori del tuo rango…”

“Resti il solito maggiordomo! Non ti libererai mai di quel ruolo, Michael!” disse sprezzante Ian, sempre ad alta voce

“E chi vuole liberarsene? Lo adoro…”, quindi alzò una mano in segno di saluto, senza curarsi di vedere se alcuno l’avrebbe ricambiato.

 

Siccome, però, noi non siamo stati invitati (purtroppo!) al club privato di Michael Caine e non potendo di certo nemmeno restare all’oscuro della vicenda, usando i poteri conferitici dalla narrazione e dallo sfondare tutte le quarte pareti possibili, ci leggeremo ora, in versione integrale, proprio quel chronicle “scomparso” scritto dal blogger Wwayne ed avente come oggetto la sua rocambolesca fuga di prigione, in compagnia del suo sodale amico di scorribande!

Buona lettura dunque e buon divertimento!

 

 

 

Io e Lapinsù eravamo da poco arrivati in prigione.

Ci avevano messi nella stessa cella, ma avevamo accolto la notizia in modo completamente diverso: mentre io avevo pensato che quello fosse stato un bene, perché ci aveva messo al riparo dal rischio di ritrovarci un animale come compagno di cella, Lapinsù invece era convinto che fosse stato un brutto segnale, perché se non si erano premurati nemmeno di separare due persone che si conoscevano già da prima, magari mettendoli addirittura in due ali diverse del carcere, significava che si erano sentiti assolutamente al sicuro da qualsiasi ipotesi di rivolta o di evasione.

Già, era quello infatti il suo pensiero fisso, da prima ancora che gli mettessero addosso la divisa da carcerato: trovare un modo per scappare. Per questo motivo non faceva altro che esplorare il carcere da cima a fondo, guardando in ogni direzione con sguardo apparentemente noncurante, ma in realtà analitico al massimo.

Un giorno, quando ritenne di conoscere ormai il carcere come le sue tasche, mi disse: “Andiamo in biblioteca.” Non ci trovai niente di strano: sia l’uno che l’altro ci passavamo quasi tutti i giorni, perché per due letterati come noi leggere era il modo più logico per far passare il tempo. Quel giorno però Lapinsù aveva negli occhi una luce particolare: avrà trovato un libro di Stephen King, pensai.

Appena arrivati in biblioteca, Lapinsù mi disse: “La vedi quella parete? Secondo te perché è l’unica senza libri?”

“Perché gli scaffali delle altre 3 pareti bastavano?” gli risposi.

Lapinsù scosse la testa, esasperato dalla mia evidente poca furbizia: “No. Perché evidentemente quella è una parete esterna e i libri non vengono addossati ad essa perché altrimenti prenderebbero troppa umidità… Ebbene, ho appena deciso che sfrutteremo quella per evadere!”

“Ma se non c’è neanche una finestra!”

“Questo è un falso problema. La biblioteca è a piano terra, quindi basta che qualcuno cominci a colpire quella parete con un ariete e il gioco è fatto.”

“La fai troppo facile, le pareti saranno rinforzate…”

Il mio compagno di detenzione si girò verso di me, meravigliato per l’inaspettata e pertinente osservazione: “Hai ragione. Ho dato per scontato che la biblioteca fosse meno protetta rispetto ad altre aree del carcere… e questo è certamente vero, ma non significa che le pareti che la circondano siano fatte di pasta frolla! Ad ogni modo, forse non basterà un ariete, ma rimango dell’idea che sia questo il punto debole della prigione.”

Quella sera Lapinsù cominciò a scrivere la lettera più importante della sua vita.

Recitava così: “Caro Jean, le mie giornate trascorrono tutte uguali l’una all’altra. Ho già trovato il mio piccolo rifugio: la biblioteca del carcere, dove passo la maggior parte del mio tempo. Non è solo la mia passione per la lettura: ci sto così tanto perché, quando mi immergo in un libro, ho la sensazione che esso sia come una porta per il mondo esterno…”

La lettera proseguiva con altre amenità di nessun conto, che sicuramente Jean Reno avrà a sua volta letto senza alcuna attenzione: era abbastanza intelligente da capire quale fosse la parte importante della lettera e il messaggio sottinteso che essa recava. O almeno spero, pensò Lapinsù.

Dopo averla spedita, venne subito da me e disse: “Da questo momento in poi dobbiamo rimanere sempre nei pressi della biblioteca. Non dobbiamo stare fissi lì, perché la cosa darebbe troppo nell’occhio, ma semplicemente nei paraggi ed entrare ogni tanto, con una scusa o con un’altra…”

Io non richiesi altre spiegazioni: ricordavo il discorso che gli avevo fatto a proposito di quella parete esterna e confidavo nel fatto che il mio compagno d’avventura avesse finalmente elaborato un piano… O che almeno avesse trovato qualcuno che lo avesse fatto per lui!

Dopo qualche giorno, proprio mentre eravamo entrambi in biblioteca a leggere qualcosa, sentimmo un rumore: era qualcosa di strano, come quello di un tappo che salta da una bottiglia di spumante, ma più forte, anzi moltiplicato per dieci. Mi guardai intorno spaesato, il mio compagno invece si limitò a rivolgermi un sorriso sornione: aveva già intuito che era arrivato il loro momento.

Subito dopo Lapinsu si voltò verso gli altri detenuti presenti nella biblioteca: non davano segno di essersi accorti di nulla, forse perché erano più lontani di noi rispetto alla parete.

Pochi minuti dopo, si udì un secondo colpo e poi un altro, sempre più ravvicinati e sempre più forti, finché un grosso buco dalla forma irregolare si disegnò sulla parete presidiata da noi due. Io e Lapinsu fummo i più lesti a saltarci dentro, prontamente seguiti da altri detenuti: mentre questi ultimi, però, scappavano disordinatamente in qua e in là, noi ci guardavamo intorno, cercando di individuare dove fosse il nostro salvatore. Tutto ciò che vedemmo fu… 
  -continua a leggere qui:

https://kasabake.wordpress.com/2017/06/28/bagni-penali/ 

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18 pensieri riguardo “Bagni penali.The Gathering cap.15.”

  1. Carissima Liza, sempre generosissima con me… che ultimamente latito ancor più del solito… ma è un periodo davvero pesante… comunque a breve leggerai notizie sul tuo character… sarai chiamata in ballo ma avrai tutto il tempo necessario per prepararti sia alla creazione della (omissis), sia alla partenza per lo scontro finale… che verrà narrato da vari punti di vista…

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