Fermiamo la deforestazione..quando l’antico detto “tira piu’ un ..ect ect “ormai nn vale piu’!


Concludiamo la giornata “seria” 

in questo blog “serio”

con una accurata analisi dello Zio TADS che gentilmente mi concede un suo articolo sull’evoluzione femminile ed un punto di vista maschile su un problema spinoso come la Deforestazione  😆😆😆…ma ATTENZIONE anche qui qualcosa potrebbe offendere la vostra anima delicata..

buona lettura. 😉

Da alcuni decenni i maschi praticanti sono divenuti spettatori e fruitori, spesso loro malgrado, di un nuovo filone artistico, molto creativo, molto estroso, molto in voga, la depilazione intima delle donne, alcuni pubi sono delle vere e proprie installazioni che meriterebbero un posto al “Museum of Modern Art” di New York, altri in quello degli orrori. I “designer” del monte di Venere, i “monacoiffeur” , gli scultori del “velluto” più costoso al mondo, i “tosatori” del piacere ottico e tattile, gli ecologisti del “sorriso verticale”… competono tra loro con un impeto sconfinato nell’accanimento. Ma che mestiere è rovinare la fre… la fi… la to… la pe… ù sticc…??? 

 Insomma… quella cosa che per pudore espressivo e sillogismo chiameremo “Amazzonia”.

Per meglio comprendere è d’uopo compiere un volo d’aquila sul trend progressivo della manipolazione del pelo “Amazzonico”, agli inizi il disboscamento riguardava esclusivamente l’area di accesso, poi la riduzione a ciuffetto sulla zona superiore, test propedeutico alla “strisciolina punto esclamativo”, infine… tabula rasa, totale, estrema, definitiva, irreversibile, deprimente. Superati i “40” la “Amazzonia” glabra è oggettivamente brutta, inquietante, soprattutto quando se ne è fatto un uso eccessivo, poiché al peggio non vi è limite, eccoci all’apoteosi dell’orrido, piercing e tatuaggi. Rilevanti anche le “sculture”, ali di farfalla, fungo atomico, iniziale del nome, segno zodiacale e via sforbiciando indefessi. Molto glamour la ”tinteggiatura”, verde pisello, giallo limone, rosso vermiglio, blù elettrico… che roba ragazzi, si raccomanda agli uomini particolarmente sensibili o tradizionalisti di copulare al buio evitando pratiche orali potenzialmente tossiche.

Quando da ragazzini, ancora verginelli, ci infrattavamo dietro un albero o in un portone per limonare con la ragazzetta… se riuscivamo a sfiorare qualche pelucco dopo aver scardinato le resistenze di jeans, collant e mutandazze da monaca… ci sentivamo conquistatori come Giulio Cesare in Gallia. Era il limite ultimo, l’obiettivo, la meta, arrivanti al pelo dovevamo fermarci, quello era il confine con la “do not touch zone”. Che dire poi delle vacanze al mare passate all’insegna dell’onanismo sfrenato provocato da quei pelazzi irti che, grintosi e stoici come Rambo, si ribellavano alla prigionia dei costumi esponendosi al sole e agli occhi indiscreti dei maschi sognatori e delle acide femmine criticone. In illo tempore l’estetica pilifera era un “fai da te” approssimativo, infatti  nei “tagliandi” settembrini ci si imbatteva in inguini pieni di brufoli post depilazione, non di rado effettuata col rasoio BIC del marito già abbondantemente usato.

Se la natura ha fatto la “Amazzonia” rigogliosa di vegetazione ci dovrà pur essere un perchè, discutibili le motivazioni della “trebbiatura”: “mi depilo totalmente per una questione di igiene”, “cioè??? usare l’acqua no???”, neanche fosse una moquette piena di acari, batteri e parassiti di ogni specie. Molto probabilmente trattasi di una mera questione di comodità e immagine, la discromia tra pelo e capelli a volte suscita imbarazzante ilarità, certo ora è più semplice dire: “sono una bionda/mora/rossa naturale”, aggiungiamoci anche che la “Amazzonia” incanutita è anagraficamente sincera, pur non esprimendo al meglio il concetto di “vintage”.

Volendo spendere una parola di accondiscendenza… la biancheria intima femminile ha raggiunto dimensioni Lillipuziane, è materialmente impossibile contenere la pelosità in francobolli chiamati tanga e bigliettini da visita chiamati perizoma, ancor meno indossando minigonne inguinali. Il business dell’estetica pressa, fomenta mode, crea necessità, niente più BIC usati, niente più brufoli, oggi ci si deforesta professionalmente  con sofisticati strumenti  tecnologici e prodotti all’avanguardia. Quella contro il pelo pubico è una vera e propria guerra all’arma bianca.

-continua qui:

https://angolodelpensierosparso.wordpress.com/2013/10/23/con-quellaria-un-po-cosi/

…perdonate oggi mi sentivo piu’ satanica del solito .buona serata 😆😆😆😆😆

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