Fiori di Loto.


(Drawing by Alidivelluto -2018)

Grazie all’amico scrittore Ilnoire

per questa piccola perla.

E grazie al mio amico Alidivelluto per il bellissimo disegno che va’ a completare!

L.

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“La giornata è splendida”.
“Sì, lo è e voi siete bella come i fiori di loto appena schiusi mia signora”.
Rumiko terminò di sistemare il fiocco al kimono cerimoniale della padrona e fece un passo indietro. Soddisfatta intrecciò le dita e sorrise. Ora si sarebbe presa cura dei capelli di Michico pettinandoli e raccogliendoli in un’elaborata acconciatura degna del rango della donna.
Michico restava immobile con indosso il kimono bianco coi ricami dorati delle occasioni ufficiali, quello che aveva indossato per il proprio matrimonio con il nobile Okawa e che aveva ancora indosso per il funerale di quest’ultimo. La giovane servetta ne aveva truccato il pallido viso rendendolo splendente come la più pura delle porcellane. Le labbra rivaleggiavano con il più brillante rubino, le ciglia nere facevano scomparire l’ebano di cui erano composte le suppellettili e gli arredi dell’appartamento.
Fuori nel chiarore dell’alba imminente si cominciarono a sentire i primi tumulti. I rivali del marito, che proprio tre giorni prima lo avevano spacciato sul campo di battaglia, stavano dando l’assalto al castello.
“Mia signora siete bellissima” sussurrò la serva.
La nobile accennò un breve sorriso. Lo era, lo era stata per il marito. Ricordò i giorni lieti, i viaggi, la spensieratezza e poi ricordò la guerra civile, il tempo delle carestie e la speranza di una fine, che non era giunta.
“Le devo acconciare i capelli mia signora” profferì la giovano
“Rumiko, dolce, come senti non v’è più tempo. Occore che mi affretti. Passami il tanto”.
Rumiko impallidì, portò le mani alle labbra e cominciò a piangere in silenzio. Sapeva che sarebbe successo non voleva che avvenisse.
“Mia signora…”
“Il mio pugnale, Rumiko”.
Il trambusto si fece vicino, voci nei corridoi sottostanti gli appartamenti delle dame di corte.
Rumiko andò allo scrigno di alabastro vicino alla parete che dava a est, estrasse la bella lama e con deferenza la diede a Michico.
“Ora va’, non voglio che tu veda il mio sangue o il mio volto trasfigurato, ricordami come sono ora”.
“Io…”
“Va’ esci, scappa e non ti voltare fino oltre il fiume”.
Annuendo e inchinatasi per un’ultima volta alla propria signora, Rumiko se ne andò.

Chiusa la porta dietro di sé prese a piangere ma poi una torma di guerrieri le si parò davanti.
“Spostati servetta” le ringhiarono.
“No”.
“Spostati o ti infilziamo sulla porta”.
“No” rispose ancora al guerriero, fronteggiandolo.
Alla padrona serviva tempo. Rumiko si appoggiò alla porta e la bloccò.
Senza una parola il primo dei guerrieri affondò la propria lama nel corpo della giovane quindi la alzò di scatto, lasciando senza fiato Rumiko che si scivolò a terra con un profondo taglio che dall’ombelico arrivava allo sterno.

I guerrieri più dietro restarono alcuni istanti senza parlare: una così giovane creatura, ma poi entrarono oltrepassando Rumiko ormai vicina alla morte.

Michico sospirò e guardò i nemici avanzare. Con precisione spinse la lama nel ventre, senza abbassare un attimo lo sguardo e trattenendo a stento i gemiti di dolore; il pugnale entrò sotto al fegato, inondando di liquido rosso le mani della donna che, senza indugio, lo fece risalire al centro del ventre fino a lambire lo stomaco.
Michico, il kimono ora intriso di rosso, ancora viva guardò i nemici del marito venuti lì per rapirla e chiedere un riscatto al padre, ricco dignitario.
“È tardi, non mi avete avuto” profferì con il poco fiato rimasto le labbra rosse ancor più.

Il cielo oltre le finestre negli occhi scuri della donna si fece nero, i fiori divennero tenebre e tutto fu pace. Forse si sarebbe riunita al marito e alla piccola Rumiko. Sorrise.

Da un’idea di [Liz]

Originally posted on

https://ilnoire.wordpress.com/fiori-di-loto/

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The Gathering Season Finale: prove tecniche di Fine del Mondo, Parte 3


Nelle puntate precedenti..

..avevamo lasciato i nostri eroi sul bordo dell’Apocalisse: Butcher, Shiki, Wwayne, Zack e Lapinsu, dopo una rocambolesca corsa in auto, avevano fatto irruzione nel bunker di Ezekiel, scendendo fino al cuore del suo dungeon infernale costruito artificialmente; Gianni li aveva aiutati nella loro impresa, assumendo, come ectoplasma, il controllo del corpo di Gal Gadot; infine Liza, dopo aver evocato una Fenice, si era con essa teletrasportata nel medesimo luogo dove si trovavano gli altri eroi; solo PizzaDog era rimasto fuori dalla mischia, ma tenendo tutti in contatto fra loro, grazie alla rete di comunicazioni inter-prodigio.

Vi avviso che quanto verrà narrato da ora in poi potrebbe creare qualche difficoltà di comprensione a chi pretendesse di sciogliere tutti gli enigmi con il solo ausilio della logica, perché entreremo nell’essenza stessa del rapporto tra un personaggio ed il suo essere reale…

Senza altro indugio, eccovi dunque il nuovo capitolo.

«Oh, ragazzi! È Blackgrrrl!!» Disse Zack con un tono di voce incredulo persino per sé stesso, indicando la figura femminile fiammeggiante che era apparsa di colpo assieme a Liza, planando all’imboccatura di quella che sembrava una gigantesca caverna scavata nella roccia.
«Cioè, so che è Blackgrrrl, ma anche no… E’ una specie di… Una spaventosa “qualcosa” non-Blackgrrrl che la possiede…»
Lapinsu guardò interrogativo il suo amico, di cui conosceva bene lo straordinario potere di svelare ogni menzogna, anche visiva o concettuale, ma questa volta non riusciva assolutamente a seguire il filo logico delle sue parole.
Come dargli torto, per altro, visto che anche lui, come tutti gli altri, già stremati per la fatica e continuamente sul punto di crollare definitivamente, stava osservando da giorni solo cose assolutamente inspiegabili ed impossibili, non ultima l’apparizione di una figura femminile avvolta dalle fiamme, stranamente somigliante ad una loro collega blogger morta a Manchester.
Liza fece un cenno di saluto con la testa, in direzione dei suoi compagni d’armi, mentre continuava a restare immobile, come un soldato che aspetta impassibile l’arrivo degli ordini. La verità è che la nostra samurai guaritrice in quel momento si sentiva come il comandante dell’Enola Gay, il bombardiere Boeing B-29 che all’alba del 6 Agosto 1945 trasportò dagli USA al Giappone l’ordigno nucleare che scatenò sulla città di Hiroshima il primo vero olocausto nucleare della storia.
I suoi pensieri corsero veloci alle parole con cui Papa Legba, durante il rito di evocazione, l’aveva messa sull’avviso: «L’Entita’ cosmica che mi avete fatto chiamare è una creatura ambivalente… a volte benevola, altre malevola… saranno solo le circostanze a farla agire!»
Blackgrrrl, la Fenice, Morte o Resurrezione, Distruzione o Salvezza o semplicemente la Fine di Tutto?
Il tempo per riflettere era tuttavia finito, non solo per Liza, ma per tutti loro, perché il pavimento al centro della grotta si spalancò all’improvviso, per partorire un immenso demone cornuto: accompagnato da una calda e puzzolente marea melmosa, quell’essere cominciò lentamente ad issarsi fuori dal buco purulento che si era aperto sul terreno.
Butcher, ormai in coma, giaceva immobile, abbandonato tra le braccia di Shiki, che si era messa a terra in ginocchio, con le lacrime che rigavano lo strato di fuliggine rapidamente depositatosi sul suo viso, mentre Wwayne e Lapinsu se ne stavano dritti in piedi, impietriti dalla paurosa visione, ma anche con la fierezza di chi in qualche modo vuole fare da scudo con il proprio corpo.
Gianni, che nel frattempo era riuscito a tornare per riunirsi al gruppo sotto forma di ectoplasma, con l’idea folle e suicida di voler condividere fino in fondo il destino dei suoi cinque amici, volteggiava freneticamente sopra di loro ed in mezzo al fumo bollente, intervallato da squarci di luce fiammeggiante, osservando la scena da ogni lato, ma incapace di andare alle spalle di quel titano, come fermato da una specie di barriera invisibile.
Appena poco distante dal miserando gruppetto, Zack scrutava la gigantesca bestia appena sorta dagli inferi: sul suo viso non c’era tuttavia alcun segno di paura e sono certo, anzi, che quando quel titano infernale si eresse infine in tutta la possenza di un palazzo di quattro piani, incastrato dentro quella pur altissima grotta rosso fuoco, il nostro blogger deve aver avuto la fugace visione di un animatronic spielberghiano, perfettamente costruito da esperti meccanici e decorato dai migliori pittori di effetti speciali in circolazione.
Pur trovandosi di fronte ad una probabile morte imminente, quell’immagine fasulla fece sorridere Zack in modo beffardo, come tanti anni prima era accaduto al geniale attore comico Andy Kaufman, quando, prima del suo trapasso, sdraiato sulla barella, in attesa di essere manipolato dal santone a cui si era rivolto come ultima speranza di salvezza per il suo cancro terminale ai polmoni, si accorse da lontano che quel guaritore era in realtà un ciarlatano, un imbroglione che vendeva speranza attraverso trucchi di prestigio, ma invece di disperarsi, rise della sua bravura e dell’inganno che egli conduceva ogni giorno sotto gli occhi di tutti.

Mettete delle statue di cera dentro ad un forno incandescente ed esse non si limiteranno a sciogliersi, ma dopo essersi incurvate su loro stesse, cominceranno a prendere fuoco, come macabre candele dalle sembianze umane: questo stava per succedere ai nostri valorosi blogger e per assistere in prima persona allo spettacolo, che così accuratamente aveva creato e portato alla meravigliosa conclusione, Ezekiel fece la sua comparsa, protetto da un campo di energia elettromagnetica.
Vestito con abiti di sobria eleganza, come un innocuo signore di mezza età, esibì la sua dentatura perfetta, ridendo sfacciatamente di quelle vite che stava per strappare via.
Alle spalle del nostro potentissimo stratega del male, si affacciò anche il suo fido compagno di avventura, nonché suo mentore, Kasabake.
Il blogger bolognese si protese di lato, mostrandosi chiaramente a tutti. Osservò attentamente la scena che si presentava ai suoi occhi, dal demone cornuto ai suoi blogger eroi, fino alla strana entità fiammeggiante e lo fece con lo sguardo compiaciuto di un regista teatrale che, dopo mesi e mesi di prove, vede finalmente materializzarsi ciò che fino a quel momento aveva solo immaginato.
Apparentemente molto soddisfatto, cercò infine lo sguardo del suo fidato amico Lapinsu e non appena fu assolutamente certo di essere ricambiato, gli urlò con tutto il fiato che aveva in gola: «Adesso, amico mio! Ferma il tempo, ora!!»
Ezekiel si girò stupito di scatto ed in tutta la sua arrogante tracotanza lo apostrofò umiliandolo: «Bastardo idiota, cosa pensi di aver fatto? Non sai che su di me non hanno alcun effetto i poteri dei tuoi inutili blogger?»
«Non è per te che ho chiesto a Lapinsu di fermare il tempo, Ezekiel» rispose il suo traditore. «L’ho fatto per me e per loro»
Liza, cogliendo l’attimo, si allontanò subito dalla Fenice con cui si era appena teletrasportata in quell’antro, lanciandosi in direzione dei cinque eroi già presenti, mentre la Fenice prese ad illuminarsi sempre di più, cambiando colore, in un frenetico arcobaleno.
Poi il tempo cominciò a fermarsi.
Di fronte agli occhi stupiti del malvagio Ezekiel, l’essenza materica di Kasabake iniziò a sgretolarsi, come uno di quei sogni rivelatori che si fanno poco prima di svegliarsi e che alle prime luci del giorno diventano un ricordo sempre più confuso, trasformando l’intuizione in logica e come tale scomparendo.
Osservando infine i corpi degli Earth’s Mightiest Bloggers che venivano inesorabilmente assorbiti in quello che si presentava come un turbine sferico di energia, come statue di polvere nel bocchettone di un aspirapolvere, Ezekiel intuì cosa stesse per accadere e per la prima volta da decenni, un’espressione di dolore e delusione si fece largo sul suo volto.

Contemporaneamente, a migliaia di chilometri da lì, un pusher stava attraversando la sala da ballo di una discoteca brasiliana, immerso nel flusso intermittente di luce delle lampade stroboscopiche, che gli scattarono migliaia di inesistenti istantanee, colto nel suo momento universale, mentre si recava a portare l’ultima dose di droga ad una prostituta ex-studentessa e madre di due bambini che stava per esalare l’ultimo respiro, seduta sul cesso senza porte di quel locale fetente: una smorfia sporca di rossetto e denti che digrignarono alla morte, mentre gli occhi si ribaltarono dentro le orbite, permettendo all’anima di quella prostituta di osservare, da una prospettiva impossibile, il tristo mietitore che se ne tornava in quella dimensione metafisica dove Ezekiel non era mai riuscito a mettere piede.

Quanto accadde quel giorno, in quell’abisso demoniaco nelle profondità del bunker di Ezekiel, ebbe un testimone d’eccezione, che proprio in quell’occasione fu bombardato, con una spaventosa epifania di consapevolezza, da un’esplosione sensoriale che attraversò tutto il suo corpo ed il suo cervello, cambiandolo per sempre.
PizzaDog, che fino a quel momento era rimasto all’esterno del campo di battaglia, in costante collegamento con tutti attraverso la rete inter-prodigio da lui stesso messa in piedi, nel preciso istante in cui l’incontenibile potere della Fenice aveva cominciato a manifestarsi, cessò infatti di essere per sempre il sarcastico wonderwatcher e wondertrigger capace di vedere ed in parte controllare gli invisibili Prodigi sparsi per il nostro mondo e divenne The Observer, un’entità simile ad un Celestiale, scelto dalla Strega per raccontare la storia eterna di come quegli eroi che ora giacevano sconfitti in bocca all’innominabile, alla fine salvarono il mondo.
Solo lui conosce davvero come si svolse l’ultima lotta segreta.

In superficie, fuori di quel pozzo senza speranza, due uomini stavano osservando il panorama di quell’angolo di skyline della city newyorkese.
«Guarda, Fed! Guarda quel gabbiano!» Il cinquantaquattrenne attore statunitense Stanley Tucci aveva alzato un braccio verso il cielo grigio e nuvoloso, compiendo un ampio e lento movimento nell’aria, fino a fermarsi ad indicare con un dito lo spazio di cielo alla destra del grattacielo principale del complesso, quel One World Trade Center che tutti a New York chiamano semplicemente Freedom Tower.
«Lo vedi?» Chiese sorridendo al blogger fotografo che stava in piedi al suo fianco.
«È immobile… La gente potrebbe benissimo pensare che sia sospeso in una corrente ascensionale, librando senza battere le ali.. Ma io e te sappiamo che non è così…»
Poi, strizzando leggermente gli occhi intelligenti, dietro ai suoi occhiali da vista in montatura nera, mise meglio a fuoco quell’immagine, dove aveva notato una piccola variazione: «Mmmh… L’effetto del time-stopping sta per terminare… Il cerchio di azione ha già cominciato a restringersi…»
«Cosa accade, Stanley?» Lo interrogò Fed, senza distogliere il suo sguardo dalla inquietante ed immobile torre di acciaio e cristallo, «Cosa sta succedendo là dentro, ai nostri eroi?»
«I nostri eroi? Dunque…» Tucci esitò guardando l’orologio, «In questo momento, Gianni Pennesi dovrebbe essere alla sua scrivania, negli uffici della SIA Spa, a Sforzacosta di Macerata… Mentre Riccardo Zaccaria, se non ha fatto troppo tardi ieri notte, ora starà probabilmente studiando per qualche esame…»
Fed guardò Stanley che sciorinava queste informazioni con misurata serenità, mentre per lui era tutto così fastidiosamente oscuro: «Non capisco…»
«Non capisci? Non capisci davvero ciò che sta accadendo?» gli chiese l’attore. «Se vuoi ti posso anche dire che Gianni Gregoroni si trova proprio adesso a colloquio con un editor, per la pubblicazione di un altro suo manoscritto…»
«Vivo?»
«Vivo, certo… Vivo e vegeto… Fisicamente in perfetta forma!» rispose Tucci battendo le mani, come a scacciare un qualche colombo di passaggio, in quella piazzetta antistante la boutique di Gucci, dove i due si erano fermati a guardare da lontano il grattacielo.
Poi, aggiunse con un certo sarcasmo: «Oddio, certo che la perfetta forma fisica non è proprio tra le massime aspirazioni del nostro talentuoso scrittore, tuttavia…»
«No, ferma un attimo, Stanley» Lo interruppe il blogger. «Mi stai dicendo che sono tutti salvi? Che è già finito tutto? Ma come?»
«Finito? Non è finito un bel niente, amico mio… Ti sto solo dicendo che ogni blogger sta conducendo la sua vita reale, come ogni giorno…»
Fed ebbe un fremito di terrore: «No, ti prego, non dirmi che è stato tutto un sogno o un’altra cazzata di questo tipo!»
Tucci si girò verso di lui e lo guardò dritto negli occhi: «Un sogno?!? Questa non è hollywood, ragazzo, questa è vita vera! Nessun sogno, nessuna illusione, nessun viaggio nel tempo a ritroso per cancellare gli avvenimenti che non si riescono a concludere in modo idoneo, nessun personaggio che si risveglia da un fotuto coma su un fottuto letto di ospedale per scoprire che tutto quello che aveva vissuto era in realtà una sua immaginazione … No, amico mio, no… Quello che è successo e che sta ancora accadendo, negli abissi oscuri ed infernali di quell’orribile palazzo, è qualcosa va aldilà della nostra comprensione, ma terribilmente reale!»

L’eco della folle corsa di Lapinsu e della sua disperata combriccola di prodigiosi blogger verso il covo di Ezekiel aveva fatto in un istante il giro del mondo, grazie alle migliaia di invisibili Prodigi presenti un po’ ovunque sul nostro pianeta, come in una incredibile telecronaca, comunicata in tempo reale da PizzaDog a tutti gli coloro che in qualche modo e misura avevano fatto parte del Gathering e lottato per esso.
L’irruzione con il carrarmato dentro la hall del grattacielo, ad opera della coraggiosa cinquina, seguita a breve distanza dall’ectoplasma di Gianni, fino alle profondità del bunker sotterraneo, era stata seguita con angoscia e trepidazione ed ora, mentre il resto del mondo continuava ad ignorare cosa fosse realmente successo, con gli uomini di Ezekiel che stavano cancellando ogni traccia o memoria di quanto era accaduto, questo esercito silenzioso di sconosciuti combattenti si stava lentamente radunando attorno al One World Trade Center, senza che nulla o nessuno lo avesse loro ordinato, ma semplicemente rispondendo ad un bisogno istintivo di essere presenti a quella che a tutti gli effetti sapevano essere la fine di tutto.
Blogger dotati segretamente di straordinari poteri e personaggi del mondo del cinema, clandestinamente devoti ad una causa segreta per la salvezza del mondo, ognuno di loro parte di una grande fratellanza, stavano arrivando dagli angoli più remoti del pianeta, non già per assistere alla battaglia finale, che comunque avevano atteso e per la quale erano preparati, bensì per la percezione che un’entità estranea fosse apparsa in mezzo a loro, un mostro richiamato da Liza e da Trilce durante una spaventosa evocazione, una bestemmia della natura e della magia, qualcosa che avrebbe potuto salvarli o distruggerli.
Fu così che Fed aveva incontrato Tucci: si erano subito riconosciuti e salutati come due vecchi amici, pur non essendosi mai visti prima di quel momento, ma ugualmente uniti da uno strano legame, che ricordava l’imperscrutabile destino empatico dei gemelli monozigoti.

Tucci alzò il bavero del suo cappotto nero di cachemire, per coprirsi istintivamente il collo, anche se fuori la giornata uggiosa non fosse poi più fredda del solito, ma si stava proteggendo in modo infantile da un disagio diverso, da una paura che si era concretizzata in quell’istante e che rivelò al suo amico: «Essendo stato sin dall’inizio il cartografo ufficiale della vecchia e della nuova SAG, posso dirti con assoluta certezza, caro Fed, che c’è stata una spaccatura… Una terribile lacerazione che ha separato ogni personaggio del Gathering dal suo alter-ego nella vita reale…»
Stanley stava dicendo quelle parole con una vaga espressione di disgusto, quasi parlasse di un omicidio: «È come se Dio avesse preso un coltello ed avesse tagliato via l’anima fantastica da quei corpi!»
Fece con le mani il gesto di un’incisione nell’aria, «Come quando si toglie la pelle di un pollo crudo… Qualcosa che non possiamo più ricucire addosso ai nostri blogger o ai nostri colleghi attori e registi, come invece farebbe Peter Pan con la sua ombra… Capisci?»
Fed non capiva: «No, Stanley, non capisco»
Tucci sbuffò un poco, poi proseguì: «Gianni Pennesi è Lapinsu… Lapinsu è il suo personaggio, così come Zack è quello di Zaccaria, Kasabake quello di Cherin, Liza quello di…»
«Questo lo so! Ho afferrato il concetto… Non c’è bisogno che me li elenchi tutti, sul serio… Ma continuo a non capire lo stesso…»
«Sto solo cercando di spiegarti che ogni blogger è vivo ed è anche tornato alla sua vita normale, ma i loro personaggi… beh, a loro è successo qualcosa… Qualcosa che non conosco…»
«Stanley», disse Fed con estrema calma, quasi con cautela, «Se c’è stata una separazione tra i personaggi ed i loro alter-ego, se qualcosa o qualcuno è riuscito fare questo al nostro piano di realtà, allora un enorme potere ha scosso le fondamenta stessa del nostro racconto…»
«Immagino sia così» rispose l’attore, massaggiandosi il mento con fare dubbioso, «Si, penso che sia accaduto proprio questo, in quella gola dolorante che porta dritto all’Inferno…»
«Okay, ma allora perché io e te siamo ancora qui, che ne parliamo?»
Tucci si girò con fare teatrale verso il suo amico e mentre lo faceva cominciò a sorridere, quasi meccanicamente, perfettamente consapevole dell’espressione sul suo viso, come aveva fatto in decenni di splendide interpretazioni sul grande schermo, regalando al mondo una carrellata di personaggi indimenticabili: «Perché noi siamo sul bordo, Fed»
«Sul bordo?»
«Si, sul bordo… Siamo appena fuori dall’orizzonte degli eventi, dal buco nero temporale creato da Lapinsu, quello che si è creato nel racconto di Kasabake e che ora sta per collassare insieme al suo personaggio…»
Fed deglutì rumorosamente. Non aveva quasi più saliva e sentì di colpo un desiderio irrefrenabile di bere, ma forse anche di urinare: «Questo significa…»
«Si, questo è un addio, amico mio» Tucci gli porse la mano e non appena Fed ricambiò il gesto, gliela strinse forte.
Nel cielo il gabbiano raggiunse il palazzo dall’altra parte del cielo, il vento soffiò potente contro le nubi, senza davvero spostarle e giù in strada, il traffico veicolare sulla West Street continuava imperterrito la sua marcia, mentre una commessa della boutique di Gucci, antistante il grattacielo, distolse lo sguardo dal manichino che stava allestendo, potendo giurare di aver appena visto due uomini scomparire davanti ai suoi occhi.
Ma era solo da pochi mesi a New York e l’avevano avvisata che per le sue strade poteva capitare di tutto.

Pensate che sia tutto finito?

Come sempre, per chi volesse mettersi in pari con Capitoli o Chronicle del nostro esperimento di letteratura collettiva eventualmente persi, qui di seguito trovate tutti i link necessari.

Buona lettura!

https://kasabake.wordpress.com/2018/02/02/the-gathering-season-finale-prove-tecniche-di-fine-del-mondo-parte-3/