Di Marvel e DC. 3


Questo postone e’ un pippone lunghissimo sui film Marvel e DC

che ho visto (in notevole ritardo come mio solito)ultimamente.

Se non vi piacciono i supereroi non sprecate il vostro tempo prezioso… L.

Spider-Man: Homecoming

Ovvero Peter Parker si annoia e fa’ un sacco di casino.

Allora vediamo…

Io faccio parte della falange difensiva e dura dei film di Raimi,che prendevano dai fumetti quello che aveva senso prendere e mettevano del loro per correggere tutto quello che poteva risultare ridicolo o indigesto a un pubblico ancora “vergine” rispetto al concetto di film di supereroi in costume.

Pero’ poi ci sono stati quelli di Mark Webb che hanno cercato di rendere tutto più giovane e più cool,come se “aggiornare” un franchise significasse prendere di peso storie vecchie di 50 anni e aggiungere uno skateboard.

La prima cosa che salta all’occhio di Spider-Man: Homecoming,di Jon Watts (Clown, Cop Car) e scritto da (prendere fiato prima di leggere) Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna e Erik Sommers, è come non gliene freghi un cazzo di essere “fedele” al fumetto, nel senso di rispettare tutti quegli elementi della trama e sviluppi narrativi che il pubblico conosce a memoria: il ragno radioattivo, zio Ben, Mary Jane che ti chiama “tigre”, millemila Goblin, Lizard, Gwen Stacy…..

In Homecoming :

1)Zia May è giovane,(ma quanto mi piace Marisa Tomei!!)

2)Mary Jane è una ribelle secchiona e un po’ inquietante,

3) Flash Thompson è uno con la macchina costosa che fa il dj alle feste e partecipa al “decathlon accademico” ( cosa fighissima, a quanto pare) perché giocare a football non è più l’unico modo per essere figo in un liceo americano; e quindi:

Peter Parker non è più un secchione solitario,

ha degli amici, perché nel 2020, con internet, i social network e The Big Bang Theory, non è più credibile che un nerd non abbia amici.

Il costume gliel’ha fatto Tony Stark perché comunque, anche nel 2020, non sarà mai credibile che un adolescente sappia cucirsi da solo un costume da supereroe.

Nello scrivere SpiderMan:Homecoming i suoi autori hanno fatto piazza pulita della mitologia dell’Uomo Ragno per concentrarsi su un unico fondamentale particolare: l’intuizione avuta da Stan Lee e Steve Dikto che Peter Parker debba essere un ragazzo del suo tempo. Finché questa regola viene rispettata, non è importante che zia May sia vecchia o che Mary Jane sia bianca, che il costume sia una calzamaglia o un’armatura super-tecnologica, che la coscienza di Peter abbia la voce di zio Ben o di Tony Stark.

Mica stiamo parlando di Superman, che non sarebbe Superman se non venisse da un altro pianeta, o di Batman, che non sarebbe Batman se non fosse un orfano miliardario; dell’Uomo Ragno puoi cambiare potenzialmente tutto (lo dimostra il successo che ha avuto e continua ad avere lo Spider-Man “Ultimate” Miles Morales,cosa che sinceramente non capisco ma così é!) purché ti ricordi che è una storia di adolescenti per adolescenti.

Questo e’ un fatto e facciamocene una ragione.

Per questo motivo questo nuovo Spider-Man è il più anomalo che ho visto finora e allo stesso tempo forse il più fedele al fumetto originale (per me eh?)

E questa era la parte per tutti gli appassionati di fumetti.
Per quelli invece che quest’anno hanno fatto sesso: Spider-Man: Homecoming è un buon film? Sì. È il miglior film di supereroi fatto finora? Sta tranquillamente nei primi 20. È il miglior film sull’Uomo Ragno? Oddio ragazzi, io capisco l’ossessione morbosa per gli Spider-Man di Sam Raimi(l’ho scritto all’inizio) , ma sì: per alcuni aspetti e’ meglio degli Spider-Man di Raimi.

(STIAMO CALMINI HO DETTO “ALCUNI”!)

Ad esempio:gli effetti speciali hanno fatto passi avanti incredibili;la trama che finalmente non si vergogna di raccontare una storia di eroi in calzamaglia e non sente il bisogno di mascherarla da metafora di qualcos’altro; le interpretazioni, che non comprendono gente visibilmente in imbarazzo, fuori posto o semplicemente incapace.

(No non li nomino sapete chi intendo!!)

A proposito di questo, su Tom Holland c’è poco da dire: è perfetto. Maguire era un ottimo Peter Parker ma uno Spider-Man forse troppo tormentato; Garfield aveva il fisico, ma era veramente troppo fico per essere un Peter Parker credibile. Holland è la sintesi perfetta, centra il personaggio dentro e fuori il costume, ha il carisma, la parlantina, i tempi comici giusti, senza contare la fisicità dell’atleta (il fatto di essere un ballerino che nel tempo libero fa parkour non deve aver guastato) e l’aspetto, finalmente credibile, di un ragazzino.

(Ce lo vogliamo mettere in testa che nel fumetto era proprio un ragazzino?????)

È il primo caso che mi viene in mente, dopo i protagonisti di Harry Potter, di un attore così giovane (classe 1996) messo sotto contratto per un franchise così imponente (lo rivedremo almeno in altri due seguiti di Homecoming e nei due Infinity War): sarà molto interessante vederlo crescere, o meglio, come la Marvel deciderà di crescerlo.

Chi invece non aveva niente da dimostrare e comunque si è divorato il film è Michael Keaton, (Wilson Fisk di Daredevil e Killgrave di Jessica Jones lo superano ancora, ma vengono dalle serie di Netflix ,e’ un processo di scrittura del personaggio completamente diverso); finalmente un personaggio con uno spessore e non un espediente narrativo che serve solo per mettere in moto il secondo atto e dare all’eroe di turno qualcuno da picchiare nel terzo. L’origine “dal basso” di questo Avvoltoio, il suo desiderio di rivalsa proletario, perfettamente coerente con la mitologia di Spider-Man, tutta fatta di sfigati e perdenti in cerca di riscatto, e le sue motivazioni, tutto sommati condivisibili, ne fanno una variazione sul tema di Walter White, il protagonista di Breaking Bad: un uomo che ha seguito le regole e ha ottenuto solo calci in faccia, che messo alle strette da un mondo che premia i furbi anziché gli onesti imbocca la strada del crimine e scopre di esserci dannatamente portato, che continua a ripetere di fare quello che fa per provvedere alla propria famiglia ma che in realtà è inebriato dal potere che ha ottenuto.
Keaton è il primo cattivo del MCU con cui lo spettatore può empatizzare, arrivare per un attimo quasi a tifare per lui; è affascinante, convincente e in un paio di momenti davvero spaventoso. Tra l’altro, credo sia il primo caso di un attore che ha interpretato a quasi 30 anni di distanza un supereroe in una megaproduzione e un supercattivo in un’altra — con in mezzo un meta-film sul fatto che i film di supereroi sono stupidi.

Grandioso!!

Insomma e’ divertente e fracassone come un film d’intrattenimento deve essere PUNTO.

Va’ visto in compagnia con montagne di patatine salatini ed ettolitri di cola.. se avete l’eta’ del bimbo ragno,senno’ un fusto da 20 di birra male non fa’!!!

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Black Panther.

Il rischio era davvero grosso :

un film di supereroi con un cast “all black” gettava un po’ le basi per un prodotto smielato e disgustosamente politically correct.

Per fortuna, Black Panther non è niente di tutto questo. È un cinecomic esplosivo ma che fa riflettere, e che rende moderno e attuale il supereroe dagli artigli infrangibili creato da Sten Lee negli anni ’60, sapete no, quel periodo in cui i neri non potevano sedere vicino ai bianchi sugli autobus o bere alle stesse fontanelle, e in cui Marvel inventò un supereroe di colore più forte di Captain America e più tecnologico di Iron Man.

La storia riparte proprio dove avevamo lasciato Black Panther in Civil War, alla sua prima, esplosiva apparizione nell’Universo Cinematografico Marvel. Il Soldato d’Inverno e la Cattivoni Spa hanno appena ucciso suo padre con un attentato dinamitardo, e T’Challa (Chadwick Boseman, quello di Get Up) deve rientrare nel Continente Nero per salire sul trono e ereditare il ruolo di Black Panther. Il suo regno, Wakanda, è una specie di Shangri-la africana, nascosta al mondo da ologrammi e altri trucchi Hi-Tech: da fuori sembra il solito panorama di disperazione e arretratezza, ma in realtà è un regno ricchissimo e tecnologicamente avanzato grazie all’unico giacimento al mondo di vibranio, il minerale alieno che fornisce energia praticamente infinita e che viene utilizzata per tutti quei gadget che ci piacciono un sacco,tipo la tuta di Black Panther è in vibranio, e i suoi artigli (tanto per capirsi) sono una delle poche armi nel mondo Marvel a riuscire a scalfire lo scudo di Captain America.

T’Challa è buono e giusto, ma non sta simpatico a tutti: a parte i nemici interni, con cui ha un veloce dibattito sull’orlo delle maestose cascate wakandiane, deve vedersela con due villain davvero infuriati. Il primo è il trafficante di armi Ulysses Klaue (un Andy Sarkis che una volta tanto ci mostra il suo volto, dopo aver prestato espressioni e gesti ai personaggi in motion capture di Cesare, il Leader Supremo Snoke e l’intramontabile Gollum). Poi arriva anche Killmonger (Micheal B. Jordan, visto recentemente in Creed), che vuole minacciare addirittura il trono di Wakanda. Per fortuna, T’Challa può contare sul supporto di un poker d’assi di donne che lo consiglia e aiuta: Shuri, la sorella di T’Challa e geniaccio Hi-Tech che dà la birra a Q di 007, il comandante delle guardie reali che picchia come un fabbro di AD&D (e infatti è interpretato da Danai Gurira, la Michonne di The Walking Dead chevvelodiaffare?!?), la fidanzata-spia Nakia (Lupita Nyong’o, vista recentemente in Star Wars) e Ramonda(una splendida Angela Basset), madre di T’Challa e mente politica del regno.

Ovviamente, in Black Panther non mancano scene esplosive tipicamente Marvel: c’è un inseguimento in auto tra le strade ipertech della Corea del Sud che non sfigurerebbe né in Mission Impossible né in Fast & Furious; c’è una scena di battaglia campale in cui vi sembrerà normale vedere scudi di forza e rinoceronti blindati. Ci sono duelli aerei in realtà aumentata e, naturalmente, botte e schiaffoni tra supereroi e villain che non fanno rimpiangere le migliori scene di Civil War.

Tuttavia, a differenza di molti cinecomic Marvel, è praticamente assente quel sottotono ironico e diversamente spassoso da gomitata e sorrisino tipo Thor che appende il martello all’appendiabiti

Black Panther ha proprio voglia di raccontarci qualcosa: il tema centrale è quello dei neri oppressi nel mondo e del fatto che il vibranio potrebbe essere usato dal re di Wakanda per liberarli dal millenario giogo dell’uomo bianco, e dello scontro tra queste due opposte filosofie, alla ricerca della soluzione “win-win” che naturalmente emergerà alla fine di Black Panther.

C’è il tributo alla cultura africana: T’Challa combatte i suoi duelli rituali per difendere il suo diritto al trono con le armi tradizionali degli Zulu, lo scudo ovale e la spada corta che nel XIX secolo hanno battuto l’imbattibile linea rossa della fanteria britannica, distruggendo in un colpo solo la confidenza dell’uomo bianco e dei colonizzatori nella loro (supposta) superiorità tecnologica e morale.

Certo, c’è qualche caduta di stile, anche se per noi europei è difficile capire dove arriva il tributo e dove finisce il buongusto: uno dei dignitari di corte wakandiano ha il disco labiale, che durante il film viene cambiato con esemplari che riprendono i colori delle sgargianti giacche verde pisello del suo portatore.(ma che cazzo si saranno fumati???)

Ad ogni modo, Black Panther riesce nella sua missione: ci emoziona e ci fa divertire per più di due ore, senza un attimo di pausa e senza soffermarsi in scene inutili e melense, ma al tempo stesso fa riflettere su tematiche non certo comuni nei cinecomic, pur senza diventare drammatico e angoscioso come i film di Spike Lee. Esattamente come Wonder Woman ha dimostrato di essere un ottimo film di supereroi e non un film di supereroi in quota “rosa”, Black Panther è un cinecomic da vedere in quanto tale, e non perché sia “politically correct” dare una chance all’eroe nero.

Da vedere assolutamente!!!

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Thor:Ragnarok.

Ehm…Sì, dunque,volendo si potrebbe prendere il tutto per quello che è, una commedia fracassona, e farsi due risate dinnanzi all’ennesima figura dimmerda del figlio di Odino e dei suoi compagni di merende e bevute di idromele. (Certo,perche’ no, e un paio mi sono scappate anche grosse…)Ma “volendo” nel senso di “riuscendo ad accettare la cosa”, e IO non ho la benché minima intenzione di farlo.

Mi hanno ridotto Il fottuto DIO DEL TUONO E IL GIGANTE VERDE a una coppia di macchiette del cazzo!!!

Perche’ sono arrivata ai titoli di coda prosciugata da 130 minuti di Zii Thor e battute scrause, fuori posto come un tonno sulla cima del monte Fuji. Qualcuno dirà che è divertente e che non puoi prendere sul serio un tizio biondo che vola aggrappato a un martello. Che, sostanzialmente, meglio così che com’è andata con i due Thor precedenti, nel senso che meglio prenderla a ridere, ma vorresti poco umilmente controbattere che a quel punto allora manco i tizi vestiti come una bandiera, i miliardari misantropi con la fissa per i chirotteri(i pipistrelli si!), il fantasy in generale. Se l’inverosimile potesse essere declinato solo in farsa, giusto perché è inverosimile, allora niente, sarebbe tutto finito. A quel punto fanculo i Batman di Nolan e Burton, allora, ci teniamo solo il telefilm con Adam West.

Ecco, facciamo solo i docufilm su Jimmy il pescatore di merluzzi. Magari le sue battute fanno ridere davvero, anche e soprattutto senza peni di Hulk. Ma tanto, alla fine, ai Marvel Studios sai che frega di sminchiare Ragnarok e il suo protagonista: sale piene, tutti felici e bella zio. Del Tuono.

Ah! Ma se non lo avete visto guardatelo eh?

Perche’ io sono io… e Disney mi ha rotto i coglioni.

– continua –

L.

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IntrigataMente.


.”C’era una volta una bambina curiosa

che entro’ di nascosto, silenziosa in un palazzo incantato.

Venne sorpresa dal Padrone del palazzo che la prese per mano alla scoperta di grandi meraviglie.”

Bienvenue chez Monsieur des Intrigues.

Maestro delle Grandi Arti..entrando nel suo Dominio potreste perdere l’Anima.

Liza.

(drawing by G.P. -AKA Monsieur des Intrigues-italian writer and cartoonist)

https://m0nsieurdes1ntrigues.wordpress.com

Buona serata.