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questa e’ la merda che trovo in spam ….devo commentare??? Direi che vado a eliminare.

CHE SCHIFO!

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L.

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Trefilmtre e una serie tv .(Per la serie che il masochismo sia con me..)


In ordine decrescente di disgusto e delusione.(ossia :dal “ah si carino” al “dammi una lametta che mi taglio le vene”) la mia visione spassionata di tre film e una serie che un famoso saggio definirebbe delle cagate pazzesche.

1)Gost in the shell.
Certo, il Maggiore è sempre super sexy e super cybernetica(ma quanto mi piace Scarlett??Tanto forse non ho vomitato per lei?Po’esse..).

La Sezione 9 combatte ancora crimini informatici e Aramaki (interpretato dal leggendario Takeshi Kitano!) è il capo in carica.

Ma poi… tutto diverge. Immediatamente a partire da questi capisaldi per prendere una piega completamente originale.

(Cioe’ non ci azzecca per un cazzo con quello spettacolo di manga che e’ la storia originale!)

Ma andiamo avanti sono una masochista cinefilaseriale no?
Per quanto originale e tutto sommato godibile, la trama di questo nuovo lavoro non affronta alcuna delle tematiche dell’originale circa la natura del ghost, del significato della vita e di ciò che ci definisce umani. La contraddizione tra pensiero scientifico e pensiero filosofico è stata completamente abbandonata per accoccolarsi su un semplice “Penso dunque sono”.
Il che può andare bene per chi e’ poco avvezzo al mondo cyberpunk, ma che poco soddisfa il gusto di una che ha letto di Neuromante e compagnia bella. L’autodeterminismo del Maggiore infatti è fine a se stesso e non si apre alle conseguenze del voler stabilire cosa sia un essere pensante, cosa ci definisce come specie e al dover comprendere se ci sia o meno un criterio per identificare cosa rende vivi e unici nel senso umano del termine.

Nonostante le semplificazioni, la trama di questo Ghost in the Shell 2017 sta in piedi. Dal film del 1995 riprende poi quasi fedelmente alcune (ovviamente non vi dico quali!) delle scene più memorabili, inserite però nel contesto rinnovato. Un calcio di rigore a porta vuota se vogliamo, ma comunque fa piacere.
Purtroppo ad Hollywood sentono ancora la necessità di creare una storia profonda grazie alla profondità stessa dei protagonisti. Ed ecco la trappola: il Maggiore deve avere la sua storia, un qualcosa che secondo gli sceneggiatori dovrebbe giustificarne il modus operandi. Attorno a questo vincolo il film ruota senza troppi intoppi, con uno sviluppo plausibile e onesto degli eventi in pura salsa cyberpunk.Quello c’e’ ma sì! Cyberpunk da ogni poro. La città teatro degli eventi (Siamo a Tokyo? Forse ad Hong Kong? Oppure a New York?) è caotica e grigia ma densa di invasioni informatiche. Le persone sono ormai dipendenti dalla tecnologia e possedere innesti cybernetici è pratica comune. Il design del film è curatissimo e spesso inquietante con venature addirittura horror in alcuni frangenti (le geishe viste nel trailer procurano brrrrividi lungo la schiena! Assolutamente A D O R A B I L I per me 😆).
CGI a QUINTALI. Ma in questo caso il suo uso violento e spasmodico è assolutamente giustificato e altrettanto assolutamente necessario per rendere appieno il mondo ultra digitale di Ghost in the Shell. Forse il primo caso in cui l’abuso di CGI dà valore aggiunto…
Insomma, tutto quello che è a schermo è impeccabile ma la trama (che diciamo è carina e dignitosa) al confronto con quella originale pecca inevitabilmente di superficialità.
Come dire: molto molto Shell ma proprio poco poco Ghost…
2).DEATH NOTE
COSACAZZOE’QUESTAPORCHERIA??????AI PRODUTTORI DI NETFLIX GLIELA LEVATE LA DROGA DA SOTTO IL NASO PER FAVORE????

Erano così belli manga e serie animata…

Tutta la prima parte della storia originale si basava sulla partita a scacchi giocata dai due protagonisti, una serie di mosse e contromosse che non facevano altro che mantenere alta la suspense, aggiungendo però, di volta in volta, personaggi nuovi, situazioni al limite dell’incredibile e una sceneggiatura in grado di non scivolare mai in soluzioni banali.
Le sequenze d’azione non sono mai mancate, ma la guerra tra L e Light si è sempre combattuta al computer, nelle menti dei due e pochissime volte con le pallottole, no giusto per capirci eh?
Inoltre Death Note è stato anche un thriller critico verso la società giapponese contemporanea, in cui bianco e nero sono solo due facce della stessa medaglia: l’ingiustizia sociale. Una medaglia che troppo spesso si inverte, lasciando impuniti i colpevoli a scapito dei deboli, vessati e umiliati dal più forte.
Oba voleva stupire i lettori, calando il sovrannaturale nella realtà di tutti i giorni, e trasfigurando in maniera piuttosto radicale le tradizionali simbologie ‘morali’: luce e oscurità, Bene e Male. Light Yagami è un ragazzo sveglio e brillante che vuole creare un mondo puro, ma attraverso la morte, elargendo la sua giustizia senza processo e senza diritti.
Se questi concetti vi sembrano basilari in Death Note, pare che non sia stato così per Adam Wingard, Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides e Jeremy Slater. La scusa del “liberamente ispirato a” non regge quando si parla di successi tanto radicati. Il manga di Oba è tra i più apprezzati bestseller seriali, da critica e fan, degli ultimi venti anni di storia del manga. Le vicende di Light e L hanno segnato una generazione di lettori in tutto il mondo, ma gli sceneggiatori americani sembrano non averci badato molto, operando dei taglia e cuci a dir poco vomitevoli.
Probabilmente certi produttori e creatori statunitensi non hanno imparato da quella batosta chiamata Dragon Ball Evolution. Come sempre, da buon action hollywoodiano con adolescenti, Death Note si trasforma nella solita storia d’amore disastrata che vede i due giovani ragazzi coinvolti in una relazione distruttiva, relegando al background molte altre storie più interessanti (per l’appunto la guerra psicologica tra L e Light).

Il Light Turner di Death Note diventa allora un protagonista scialbo, macchiettistico e debole, ben lontano dalla figura brillante e onnipotente tracciata da Oba. Le colpe, però, non sono da imputare all’attore o alla questione del cambio di etnia, no. Questo Light Turner sarebbe stato pessimo anche se fosse stato orientale. È un antieroe che passa quasi inosservato, spettatore degli eventi per larga parte del film. Nulla a che vedere con il deus ex machina del manga.
La vera protagonista dell’adattamento è Mia che, probabilmente, dovrebbe essere il corrispettivo di Misa Amane. Anche qui, non si può dire con certezza, perché il personaggio viene totalmente stravolto: si passa dalla personificazione della classica idol giapponese ad una adolescente borderline con manie di controllo e uno strano senso del dovere. Paradossalmente, è lei a sembrare la vera Light Yagami del manga.
La delusione più cocente, però, è data da L. Inizialmente, le capacità e le caratteristiche del detective sembrano quelle della controparte cartacea: intelligente, maniacale, scrupoloso, deduttivo ai limiti della premonizione.
La storia sembra seguire, almeno nella parte dedicata ad L, la storyline progettata da Oba. Attraverso le sue deduzioni, il detective arriva ad individuare in Light Turner, Kira. Poi, però, qualcosa si spezza e il riflessivo L diventa quasi uno dei criminali che tanto odia. Arriva all’uso della violenza e la partita a scacchi con Light quasi non esiste. L’L del film di Netflix non fa che urlare, sparare e guidare per la seconda parte della storia, tradendo in pieno quel personaggio che i fan avevano apprezzato nel corso della pubblicazione del manga.

Insomma Lingard si limita al compitino, trasformando un gioiello del manga popolare in una tipica pellicola di serie B da cinema d’oltreoceano. Altro che Gus Van Sant (ricordate la notizia che, tre anni fa, aveva sorpreso – e illuso – tanti cinefili?).
Vengono inventate regole ridicole pur di giustificare una narrazione piatta e stantia: l’abbandono del Death Note per sette giorni e il successivo passaggio ad un nuovo padrone; il fatto che uno Shinigami venga visto solo dal possessore del Death Note; fino ad arrivare al mancato accenno dell’occhio del Dio della Morte o alle ingerenze di un Ryuk non più spettatore passivo ma giocatore attivo della partita.
Tutto questo non fa che confermare come Death Note sia uno dei punti più bassi toccati, ad oggi, da una produzione Netflix e, con buona probabilità, uno dei peggiori adattamenti live action di un’opera orientale.
3)La Torre Nera.

ERESIA! SACRILEGIO!!!NONESISTEOROPRIO!!!!

Il massacro di una saga bellissima!!

Hanno pescato a cazzo da 8 libri Memorabili,ridotto i protagonisti a delle macchiette (e sì che adoro questi attori eh?)e raffazzonato una storiella in 90 min.

E mi fermo qui che l’incazzo e’ forte e ho perso la mia lucidita’!
La serie:The Defender

Eh????

Vigliacchi imbroglioni!!!

Prima mi stuzzicano con Daredevil

Mi fanno innamorare al delirio di Jessica Jones e poi tirano fuori sta’ cagata .Il mio cervello si rifiuta di andare oltre sono davvero troppo incazzata x continuare.

Ma se siete masochisti..bhe’ fate pure .

L.