A Red e ai suoi nanerottoli. ^__^


II falco che salvo’  il bambino Hopi.

Tanto tempo fa alcuni Navaho vivevano a est di Oraìbi. Avevano rapito, come spesso accadeva, un  bimbo Hopi di 6 anni. Erano molto severi con lui, lo faceva­no lavorare in continuazione e gli davano pochissimo da mangiare, tanto che dimagrì molto. Da qualche parte, a nord di questo accampamento Navaho, c’era un alto promontorio sul quale viveva un grande Falco. Spesso questo Falco volava lì intorno e frequentemente vedeva questo bambino e aveva pietà di lui. Una volta i Navaho fecero un grande raduno in un luogo non lontano dall’accampamento dove stava il piccolo ma non lo por­tarono con loro. Quando il Falco se ne accorse, volò all’accampamento e si mise a volare intorno, sopra al ragazzino. Quest’ultimo si impaurì e pregò il Falco di non fargli del male. Immediatamente questi si sedette di fianco a lui e gli disse: “Non ti farò del male ma ho compassione di te e ti porterò a casa mia. Vieni, siediti sul mio dorso e ti condurrò là”. Il bambino salì subito sul dorso del Falco tenendosi stretto alle ali e volò via con lui.

Mentre passavano dal luogo in cui si erano radunati i Navaho, questi notarono che il Falco stava portando via il ragazzo e ne furono molto meravigliati. Non avrebbero mai immaginato una cosa simile. Dopo che il Falco ebbe depositato il bambino sul promontorio, gli disse: “Andrò a prendere in prestito dei vestiti per te. Sei nudo e hai bisogno di vestiti perche’fa’ molto freddo quassù! “. Piombò immediatamente sull’accampamento, scelse il bambino di un Navaho importante, lo afferrò e ritornò al promontorio. Mentre volava, strappò tutti i vestiti di dosso al bambino e poi lo lasciò cadere a terra su dei mucchi di fieno. Riunitisi i Navaho, urlavano ed erano estremamente impauriti.

A quel tempo i Navaho portavano ancora lunghi gambali di pelle di daino con bottoni gialli ai lati e anche camicie di pelle di daino. Il Falco portò tale abbigliamento al piccolo Hopi. Il Falco immediatamente dopo volò giù di nuovo, afferrò un altro bambino Navaho e lo portò tenendolo a testa in giù, gli tolse i mocassini, lo lasciò andare  e portò i mocassini al piccolo. I Navaho erano molto spaventati e scappavano in ogni direzione cercando di nascondere i loro figli. Il Falco approfittò di questa confusione e volò diverse volte portando via molti capi di vestiario e degli ornamenti Navaho per il piccolo. Poi il Falco disse al bambino: “Tu, però, non sei abituato al cibo crudo che mangio io”. “No” disse il bambino. “Non l’ho mai mangiato prima.” Allora il Falco gli prese della legna da ardere e perfino del fuoco e della carne di coniglio. Il ragazzo l’arrostì e la mangiò. Stette quattro giorni nella casa del Falco e alla fine dei quattro giorni questi gli disse: “Domani mattina ti porterò a casa tua ad Oraìbi”. Quindi il ragazzo salì di nuovo sul dorso del Falco il quale volò prima sull’accampamento Navaho dove fece numerosi cerchi nell’aria mostrandosi ai Navaho e sorprendendoli molto, poi volò al villaggio di Oraìbi e riportò il bambino a casa, dove visse per sempre sereno e tranquillo.

  
   
  
 

The Wolf and the Moon.


The wolf and the moon- Alidivelluto drawning.

“La leggenda della Luna Piena”

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.