A fairytale.


Erotica Alchimia
Regina di tutte le mie notti senza sonno
Per la cui bellezza io, Fauno
Ho suonato i miei flauti, con il cuore
Regina vestita con seta Bianca, pelle come latte
Corna di Fauno, labbra d’aurora
Adesso sei onorata della mia presenza
Come io sono onorato di vederti
Io corono la tua perfezione
Il predatore nel tuo seno, io divoro
Tentato è ora il mio corpo leggero

Da dove esso arde spirali di esotici profumi
Rosa, sandalo, gelsomino, ogni tipo di incenso
Antiche fragranze di cui una sola volta si sognò
I draghi sognano ben al di la dei sensi
Noi facciamo l`amore nel trono polveroso
Di una Moderna Sodoma

“Vieni da me, addentrati nella mia nudità
Accarezzami nei tuoi seni di Fuoco”

“Alimenta la mia fiamma, non aver paura o debolezza
Ti do il benvenuto nel mio buco del desiderio”

“Prendimi adesso, Principe, prendimi qui”
La tua supplica sta ancora sussurando al mio orecchio

La luce del giorno si è trasformata in una strana nostalgia
Le stanche candele della notte sembrano essere due amanti
Sciolte in un abbraccio di complicità
Tra noi c`è questa strana alchimia
Ma tu moriresti per me?
Moriresti per quello che ho desiderato essere?

“Imperioso, collerico, irascibile, eccessivo in ogni cosa, con una
Immaginazione dissoluta come non se ne sono mai viste
Ateo fino al fanatismo, tu mi possiedi in un attimo
E uccidimi di nuovo o prendimi come sono,
Perche io non cambierò.”
(De Sade)

“Nascita di forza senza nome, origine del nostro Peccato
Noi siamo grandi come Dei, noi siamo la loro tragedia
Siamo le quattro braccia della Croce Solare
Accendendo nelle facce degli increduli le fiamme dell’Utopia”

Moriresti per questo?

(Moonspell – An erotic alchemy 1995.)

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Fiori di Loto.


(Drawing by Alidivelluto -2018)

Grazie all’amico scrittore Ilnoire

per questa piccola perla.

E grazie al mio amico Alidivelluto per il bellissimo disegno che va’ a completare!

L.

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“La giornata è splendida”.
“Sì, lo è e voi siete bella come i fiori di loto appena schiusi mia signora”.
Rumiko terminò di sistemare il fiocco al kimono cerimoniale della padrona e fece un passo indietro. Soddisfatta intrecciò le dita e sorrise. Ora si sarebbe presa cura dei capelli di Michico pettinandoli e raccogliendoli in un’elaborata acconciatura degna del rango della donna.
Michico restava immobile con indosso il kimono bianco coi ricami dorati delle occasioni ufficiali, quello che aveva indossato per il proprio matrimonio con il nobile Okawa e che aveva ancora indosso per il funerale di quest’ultimo. La giovane servetta ne aveva truccato il pallido viso rendendolo splendente come la più pura delle porcellane. Le labbra rivaleggiavano con il più brillante rubino, le ciglia nere facevano scomparire l’ebano di cui erano composte le suppellettili e gli arredi dell’appartamento.
Fuori nel chiarore dell’alba imminente si cominciarono a sentire i primi tumulti. I rivali del marito, che proprio tre giorni prima lo avevano spacciato sul campo di battaglia, stavano dando l’assalto al castello.
“Mia signora siete bellissima” sussurrò la serva.
La nobile accennò un breve sorriso. Lo era, lo era stata per il marito. Ricordò i giorni lieti, i viaggi, la spensieratezza e poi ricordò la guerra civile, il tempo delle carestie e la speranza di una fine, che non era giunta.
“Le devo acconciare i capelli mia signora” profferì la giovano
“Rumiko, dolce, come senti non v’è più tempo. Occore che mi affretti. Passami il tanto”.
Rumiko impallidì, portò le mani alle labbra e cominciò a piangere in silenzio. Sapeva che sarebbe successo non voleva che avvenisse.
“Mia signora…”
“Il mio pugnale, Rumiko”.
Il trambusto si fece vicino, voci nei corridoi sottostanti gli appartamenti delle dame di corte.
Rumiko andò allo scrigno di alabastro vicino alla parete che dava a est, estrasse la bella lama e con deferenza la diede a Michico.
“Ora va’, non voglio che tu veda il mio sangue o il mio volto trasfigurato, ricordami come sono ora”.
“Io…”
“Va’ esci, scappa e non ti voltare fino oltre il fiume”.
Annuendo e inchinatasi per un’ultima volta alla propria signora, Rumiko se ne andò.

Chiusa la porta dietro di sé prese a piangere ma poi una torma di guerrieri le si parò davanti.
“Spostati servetta” le ringhiarono.
“No”.
“Spostati o ti infilziamo sulla porta”.
“No” rispose ancora al guerriero, fronteggiandolo.
Alla padrona serviva tempo. Rumiko si appoggiò alla porta e la bloccò.
Senza una parola il primo dei guerrieri affondò la propria lama nel corpo della giovane quindi la alzò di scatto, lasciando senza fiato Rumiko che si scivolò a terra con un profondo taglio che dall’ombelico arrivava allo sterno.

I guerrieri più dietro restarono alcuni istanti senza parlare: una così giovane creatura, ma poi entrarono oltrepassando Rumiko ormai vicina alla morte.

Michico sospirò e guardò i nemici avanzare. Con precisione spinse la lama nel ventre, senza abbassare un attimo lo sguardo e trattenendo a stento i gemiti di dolore; il pugnale entrò sotto al fegato, inondando di liquido rosso le mani della donna che, senza indugio, lo fece risalire al centro del ventre fino a lambire lo stomaco.
Michico, il kimono ora intriso di rosso, ancora viva guardò i nemici del marito venuti lì per rapirla e chiedere un riscatto al padre, ricco dignitario.
“È tardi, non mi avete avuto” profferì con il poco fiato rimasto le labbra rosse ancor più.

Il cielo oltre le finestre negli occhi scuri della donna si fece nero, i fiori divennero tenebre e tutto fu pace. Forse si sarebbe riunita al marito e alla piccola Rumiko. Sorrise.

Da un’idea di [Liz]

Originally posted on

https://ilnoire.wordpress.com/fiori-di-loto/